ESSERE INNAMORATI NON VUOL DIRE AMARE

  1. ESSERE INNAMORATI
  2. AMARE
  3. L’ORIGINE DELLA CAPACITÀ DI AMARE
  4. CONCLUSIONE

 

Quante volte, ho sentito donne dire: «Quanto vorrei innamorarmi di un uomo!»

Eppure, senza saperlo, questo pensiero non ha alcun valore positivo ma esprime un colossale inganno.

 

Un conto è innamorarsi e un conto è amare.

 

Non sono sinonimi ma stanno agli antipodi, perché identificano due azioni assai diverse tra loro con risultati opposti.

 

Chi ama non s’innamora mai.

Chi s’innamora non ha mai amato.

 

 

  • ESSERE INNAMORATI

Essere innamorati è uno stimolo che proviene dall’esterno e che ci procura un’emozione. Deriva da un’ossessione complessuale.

Le persone sono attirate da chi possiede la stessa deviazione interiore, speculare (è uguale a noi) oppure complementare (mi permette di mantenere la mia deviazione).

L’improvviso sentirsi trascinati in un vortice da qualcosa che sta fuori di noi, è evidente segno di una nostra mancanza.

Innamorarsi di qualcuno è un atto involontario, superficiale, fuori dalla nostra consapevolezza. Non ci interessa capire ma rispondere a quel pressante bisogno.

L’altro conta poco, facciamo tutto da soli.

Ci s’innamora di qualcosa che è assai diverso da quello che crediamo perché ciò che ci attira è la deviazione interiore, quel particolare complesso e non la persona nella sua complessità.

 

Similmente è come se acquistassi delle scarpe nella vetrina di un negozio senza prima calzarle. Le scegli per il colore, da abbinare a un tuo vestito ma non sai se ci starai bene fino a quando non le indosserai.

Le compri solo perché ti piacciono.

Poi, una volta messe, fanno male ai piedi, sono strette in punta e quel bordino vicino al tacco non ti piace più di tanto.

Prima non lo avevi notato, perché eri intenta a pensare solo al vestito ma adesso ci cade l’occhio.

Non sei soddisfatta

Ma resisti.

Le porti comunque per rimanere fedele alla tua decisione iniziale.

Ormai hai speso dei soldi, le hai comprate. Sì è vero non sei stata attenta ma col passare del tempo forse le cose cambieranno.

 Dopo una settimana, con dolori lancinanti agli alluci, vai dal podologo per problemi più seri, forse anche un’infezione.

A quel punto getti il paio di scarpe perché NON ERANO PER TE.

 

Vuoi una conferma?

 

Se tu facessi una valutazione sincera di tutte le persone di cui ti sei innamorata (o almeno credi) nella vita, potresti scorgere delle notevoli similitudini tra loro, e costatare quanto siano tutti “serviti” a mantenere un preciso stato patologico personale. Allora comprenderai che non è stato amore come pensavi ma ben altro, assai meno romantico e nobile.

Ti assicuro che questa ricorrenza non è affatto casuale.

 

L’innamoramento causa un’emozione.

 

Che cos’è un’emozione?

 

Proviene dal latino movere = muovere, agitare.

In aggiunta possiede, come ulteriore rafforzativo, la particella iniziale “e“, propria del verbo emovere = trasportare fuori, smuovere, scuotere.

L’emozione è un’azione esterna a me, che mi smuove dentro.

Si manifesta come una rottura di un precedente equilibrio e con l’avvento di uno stato diverso da quello provato in precedenza.

Possiamo avvertire un pugno allo stomaco, un improvviso mal di testa, una tristezza non giustificata, un impulso sessuale, un senso di ansia, di panico, di paura, di entusiasmo, di euforia, di agitazione.

Dipende da quale emozione stiamo parlando.

Molti sono convinti che sia bene abbandonarsi alle emozioni vivendo il momento.

Sono fermamente convinto che invece sia sempre bene valutarle e comprenderle perché le emozioni sono dei messaggi molto precisi provenienti da un esterno, che ci giungono con un preciso scopo: comprenderle.

Non siamo abituati a considerarle in quest’ottica ma esse rappresentano dei segnali da interpretare per la sana conduzione della nostra vita.

 

Quando proviamo un’emozione, e il nostro stato interiore muta improvvisamente a livello psichico e biologico, noi abbiamo permesso che qualcosa di esterno e di estraneo entrasse dentro di noi, invadesse il nostro campo psichico, facesse breccia nel profondo.

 

Le emozioni ci segnalano un cambiamento indotto e non naturale.

Sono intense ma di breve durata nel tempo.

 

La differenza tra emozioni positive o negative per me è molto semplice.

Se io mi alzo e uscendo da casa sento il desiderio di mangiare un gelato, provo piacere a pensarlo, lo stomaco si dilata al solo pensiero, ho la conferma della positività dell’atto che andrò a compiere.

Il mio sentire mi dice che sto facendo bene.

Mangiare un gelato è il mio desiderio, e la risposta del mio organismo è positiva.

 

Se invece, mentre cammino per strada, non pensando assolutamente a mangiare un gelato, vedo un cartello pubblicitario che raffigura un seducente cono gigante multicolore e mi viene improvvisamente voglia di mangiarlo, vuol dire che il mio desiderio non è naturale ma indotto.

In questo caso non va bene poiché io, subendo un cambiamento interiore (l’improvvisa voglia del gelato), non sono consapevole.

La consapevolezza fa sì che il cartello pubblicitario su di me non abbia alcun effetto, non mi entra dentro.

 

 

 

  • AMARE

Amare è un atto sorgivo, profondo, che si origina dalla propria anima e si estende a tutto ciò che ci circonda.

Nasce dalla conoscenza di se stessi e dall’amore per quello che si è, realizzandolo concretamente.

In questo modo capirai che non necessiti di nessuno per essere felice e che puoi smettere fin da adesso di innamorarti per accumulare solo esperienze negative.

 

Nel caso di due persone, amare è un donare se stessi come atto di profondo riconoscimento di quello splendore che racchiude le potenzialità dell’altro.

È una decisione razionale che attua un’azione volontaria, che trae origine dalla consapevolezza di sé.

L’amore non accade improvvisamente, al contrario, al pari della verità, si fa.

Mai indotta da un esterno ma lentamente nasce dal profondo della propria anima.

 

Charles Bukowski scriveva: «Amare l’anima di una donna è una raffinatezza che pochi intenditori possono permettersi. Tutti gli altri si accontentano del solo corpo».

In questa frase c’è nascosta la sintesi di ciò di cui ho trattato finora.

Per un uomo godere di un corpo senza l’anima è equivalente a impiegare una bambola gonfiabile.

Non è amore ma soddisfazione dei propri complessi e delle proprie inferiorità.

Eppure ogni donna sa come far girare la testa a un uomo. Sono sufficienti alcuni gesti, degli ammiccamenti, un certo tono di voce e il “pollo” cade nella rete.

Magre conquiste. Sembra di aver conquistato qualcosa ma in realtà la donna che compie questo perde se stessa, non crea nulla e non avanza con la propria coscienza.

 

Amare vuol dire “vedere” la potenzialità dell’altro, il suo massimo bene, e spingere fino alla completa realizzazione, favorendola e proteggendola, poiché solo così l’altro sarà felice.

Impedire gli errori e amare incondizionatamente il bene del partner, perseguire la sua felicità, fino al punto estremo di rinunciare a quella persona se per lei questa fosse la soluzione migliore.

 

Qual è il rischio di chi ama?

 

Trovarsi di fronte una persona che non vuole crescere, che sceglie di rimanere statica e di non voler impegnarsi per se stessa. Ecco che la lenta costruzione può incontrare molte difficoltà e occorre una conoscenza profonda del vero, una mente assai salda e un’anima forte per contenere l’impatto violento che spesso si sprigiona da chi resiste alla bellezza della sua vita e non la vuole.

 

Fino a quando questo è possibile?

 

Fino al momento in cui non esiste più alcuna speranza di cambiamento.

In quel preciso istante tutto l’amore decade poiché improduttivo ed energeticamente sconveniente.

Non si può amare chi non vuole vivere.

È un controsenso, un ossimoro.

 

Una grande differenza tra innamoramento e amore vero è che nel primo caso smettiamo di amare quando la persona ai nostri occhi non è più come prima, mentre nell’amore vero amiamo il suo massimo bene che può raggiungere e una volta realizzato, ameremo per sempre.

 

L’amore è una piantina molto delicata della quale prendersi cura con devozione poiché in essa è racchiusa la sacra potenza creatrice e trasmutativa della vita.

 

Occorrono tempo e attenzioni a non finire.

 

Chi ama comunque beneficia di una grande ricompensa.

L’atto di amare dal profondo della propria anima comporta un gran benessere e una sconfinata gioia in chi lo produce, indipendentemente dall’essere ricambiato.

L’altro potrà provare la stessa sensazione solamente quando amerà a sua volta, prima godeva di un riflesso, un qualcosa di molto inferiore a quello che potrebbe provare nel caso amasse.

 

Attenzione: amare non è un sentimento.

 

Che cos’è un sentimento?

 

Deriva dal latino sentire = percepire con i sensi e con la mente.

Esemplifica la facoltà e l’atto del sentire, di avvertire impressioni esterne o interne.

I sentimenti corrispondono a stati d’animo, cioè una condizione cognitivo-affettiva, più longeva rispetto alle emozioni ma che presenta una minore incisività.

Come la definiva Cartesio, il sentimento è una “passione spirituale”, un moto dell’anima che diviene oggetto passivo di una forza che la sovrasta.

Il sentimento è una risposta più profonda a un’emozione che comunque trae sempre origine da uno stimolo.

 

 

  • L’ORIGINE DELLA CAPACITÀ DI AMARE

L’amare trae origine dallo stato di consapevolezza di noi stessi.

La consapevolezza è la méta cui tutti dobbiamo tendere.

Non come condizione momentanea bensì permanente.

 

Essere sempre consapevoli di se stessi è uno stato di coscienza, e il risultato di un processo conoscitivo che prevede:

  1. La ricerca di chi siamo veramente.
  2. Rimozione di tutto ciò che ci ostacola e impedisce la conoscenza di noi stessi.
  3. L’amore per ciò che siamo.
  4. L’apprendimento continuo.
  5. La realizzazione nel mondo di ciò che abbiamo conosciuto e che amiamo.

 

Un essere umano che tende alla consapevolezza sarà in grado di amare totalmente, in maniera completa.

 

Questo è il motivo per il quale pochissimi possono amare veramente.

La massa, la maggioranza, s’innamora soltanto, parla di amore ma di esso non sa nulla. È cieca proprio nella stessa misura in cui è inconsapevoli di se stessa.

 

 

 

  • CONCLUSIONE

L’innamoramento impedisce l’amore vero.

 

L’innamoramento esige che l’altro non cambi mai: «Non m’interessi tu come persona ma quell’immagine che permette al mio problema di sopravvivere». Non c’è evoluzione ma solo stasi, regressione, sofferenza, malattia, sconfitta, povertà, frustrazione.

 

L’amore vero pretende la trasmutazione continua dell’altro, impone una dinamica ascensionale centripeta espansiva: «Desidero la tua felicità poiché solo così io so che si è felici e per giungere a questo risultato cambia continuamente, non fermarti mai e scopriti nuova ogni giorno della vita che vivremo insieme».

 

 

Quando viviamo l’amore in modo distorto, come qualcosa che altri devono darci, quando deleghiamo la nostra felicità alla risposta degli altri e quando non avremo perseguito la via della consapevolezza interiore, saremo sempre lontani dalla piena soddisfazione.

Io non aspetto che tu mi dica che mi ami.

Io ti amo e ciò mi basta.

Se percorreremo un pezzo di strada insieme nella vita, facendo in modo che insieme siamo di più che singolarmente, mi avrai già risposto.

 

Confucio diceva: «Colui che desidera assicurare il bene di altri, si è già assicurato il proprio».

 

 

 

Maurizio Fani

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