DOWNSIZING – VIVERE ALLA GRANDE

DOWNSIZING – VIVERE ALLA GRANDE

 

 IL FANATISMO ECOLOGICO

2) RIDURRE L’ESSERE UMANO IN SCALA 1.14

3) L’ASSURDA SCELTA DELLA COMUNITÀ NORVEGESE

 

 

SCHEDA DEL FILM

 

Titolo: Downsizing – vivere alla grande

Anno Produzione: 2017

Genere: Commedia, Fantastico, Drammatico, Ecologico

Interpreti: Matt Damon, Hong Chau, Kristen Wiig, Christoph Waltz

Sceneggiatura e Regia: Alexander Payne

Fotografia: Phedon Papamichael

Montaggio: Kevin Tent

Musiche: Rolfe Kent

 

 

 

La critica non ha visto di buon occhio questo film.

Effettivamente la partenza era ottima, l’idea della miniaturizzazione umana per affrontare l’imminente collasso ambientale terrestre poteva essere impiegata molto meglio.

 

Paul Safranek (Matt Damon) vive con la moglie Audrey (Kristen Wiig) a Omaha, in Nebraska. I due conducono una vita tranquilla ma vorrebbero potersi concedere di più. Soffrono di quella malattia propria del “confronto sociale” tra le persone della massa: voglio avere di più come lui/loro.

 

Per rispondere alla crisi mondiale, causata dalla sovrappopolazione, gli scienziati hanno sviluppato una soluzione radicale che permette di rimpicciolire l’essere umani: da un metro e ottanta a 12,9 centimetri d’altezza.

 

Inoltre le persone scoprono che i loro risparmi aumentano vertiginosamente: 150.000 dollari, dopo la miniaturizzazione, si trasformeranno magicamente il 12 milioni e mezzo!

 

Cambia lo stile di vita.

 

 

L’attore Matt Damon, che a me piace moltissimo, riveste i panni di un personaggio piatto all’ennesima potenza, davvero insignificante e inconcludente, come del resto è una persona con simili pensieri.

Christopher Waltz, il “boss” miniaturizzato è l’unica nota di colore di tutta la pellicola.

Anche l’attrice coreana Hong Chau nei panni di Gong Jiang, un’attivista, catturata e miniaturizzata per eliminarla, casca in stereotipi di fanatismo e religiosi non da poco.

 

La storia da interessante quale poteva essere scade in un mega banalità.

Purtroppo è scaduta in stereotipi di bassa lega, in dinamiche affettive davvero misere, coinvolgendo anche dello smaccato fanatismo ecologico da pochi spiccioli il quintale.

 

Però a ben vedere esistono degli aspetti molto significativi.

 

 

 

1) IL FANATISMO ECOLOGICO

È argomento di routine la salvaguardia dell’ambiente.

La cosa difficile da capire è che la terra non ha bisogno di essere salvata da nessuno. A un certo punto saprà lei come fare a rigirare la frittata.

L’essere umano rappresenta approssimativamente lo 0,1% di tutta la massa vivente del pianeta.

Nonostante tutto questo i danni che ha commesso e continua a fare sono immensi. Noi senza tutte le altre specie viventi non potremo vivere, invece loro starebbero certamente meglio.

 

Dalla natura non abbiamo imparato molto purtroppo e anche quando si parla di ambientalismo, si commettono sempre gli stessi errori.

Intolleranza, fanatismo, frustrazione, incapacità di comprendere la realtà e una sottile voglia di miope protagonismo profetico, proprio come in questo film.

 

In realtà l’uomo dovrebbe rivedere i suoi schemi di consumo ma questo non si addice a chi con quegli strumenti ha sempre lucrato una fortuna. È ininfluente chiedere i sacrifici alle masse quando il sacrificio vero lo dovrebbero fare chi le manipola rinunciando al Dominio.

 

Anche questo è un gioco delle parti e poco più.

 

 

2) RIDURRE L’ESSERE UMANO IN SCALA 1.14

Il procedimento prevede la trasformazione della materia organica con un rapporto di 2744 a 1.

La radice cubica di 2744 è la seguente:

2744= 2^3 x 7^3 
radice cubica di 2^3=2 
radice cubica di 7^3=7 
quindi la radice cubica di 2744 è 14.

 

Infatti una persona di un metro e ottanta misura 12,9 centimetri.

 

Fino a qui, pur essendo un risultato eccezionale da un punto di vista scientifico, è esposto in maniera semplice e lineare, lasciando intravedere delle falle enormi.

 

La “carota” del sovraffollamento mondiale in realtà nasconde il CONFINAMENTO DELLE PERSONE IN GHETTI, lussuosi quanto vuoi ma stiamo sempre parlando di comunità chiuse, recintate, contenute da muri, sotto a delle campane artificiali.

 

Si proprio delle sfere.

 

Andiamo a trovare Jeff Bezos a Seattle.

Da una rivista Hi-Tech leggiamo:

 

«Una foresta in mezzo alla città, racchiusa in tre cupole avveniristiche che contengono decine di migliaia di piante provenienti da ogni parte del mondo. Sono le Spheres di Seattle, una struttura che sorge ai piedi del quartier generale di Amazon e che è destinata ai lavoratori del colosso dell’e-commerce, anche se è aperta ai visitatori.

Le Sfere sono state pensate da Jeff Bezos, il fondatore e Ceo di Amazon, come un luogo in cui i dipendenti possono “pensare e lavorare in modo differente, circondati dalla natura”. I lavori di costruzione sono iniziati nel 2015, con l’inaugurazione nel gennaio 2018. Le tre sfere – che in geometria hanno il nome specifico di esacontaedri pentagonali – sono state realizzate con 2.600 lastre di vetro e oltre 500 tonnellate d’acciaio. La cupola centrale è la più grande: ha un’altezza che supera i 28 metri, un diametro di 39 e una superficie di 300 metri quadrati.

Dentro le “Amazon Spheres”, soprannominate “Bezos’ balls”, ci sono tavoli, panchine, una caffetteria e spazi per meeting, per un totale di 800 posti a sedere. La maggior parte è però occupata dal verde: più di 40mila piante provenienti dalle foreste pluviali di una trentina di Paesi, e scelte per la capacità di vivere in condizioni ambientali confortevoli per l’uomo: temperatura di 22 gradi e umidità del 60%. Presenti anche una cinquantina d’alberi, tra cui un fico alto 17 metri e nativo dell’Australia.

La parte più interessante sono i “muri viventi” che si estendono in verticale per un totale di 370 metri quadrati, con 25mila piante di 200 specie tra cui alcune carnivore asiatiche. Puntano ad essere una “dimostrazione innovativa di biodiversità”, e hanno un sistema di irrigazione sostenibile che rimette in circolo di continuo l’acqua e i nutrienti».

 

Questo è un prodotto Hi-Tech gestito con IA – Intelligenza Artificiale che esiste già dal 2015 e ultimato nel 2018, mentre il film è uscito nel 2017.

 

Un caso?

 

 

Vere e proprie prigioni fatte desiderare.

 

Come fatte desiderare?

 

Con gli stereotipi del lusso, della ricchezza, dell’abbondanza, del benessere.

 

Gli stessi mezzi usati per ridimensionare le persone da libere e senzienti a oggetti massificati, sono stati nuovamente utilizzati per compiere un “up grade” del programma del Dominio.

Compattare gli individui in formato mignon e all’occorrenza potersene anche disfare facilmente è una bellissima idea per chi detiene il potere.

 

Il formato mini prevede la possibilità di godere di alcuni beni di consumo altrimenti inarrivabili per la taglia maxi. Dai gioielli, a case lussuose per giungere a ogni tipo di assistenza… ma in cambio di che cosa?

 

Semplicemente della libertà.

 

Questa sfumatura la critica non l’ha colta per niente e invece a mio parere è interessantissima.

 

Il film mostra come la povertà, la miseria e le discriminazioni esistono ugualmente, e non si focalizza sul pericolo di una simile tecnologia se non qualche sporadica battuta come quella del barista che afferma che i “mini” dovrebbero avere una ridotta capacità di voto.

 

 

 

3) L’ASSURDA SCELTA DELLA COMUNITÀ NORVEGESE

Il fatto di ritirarsi nel ventre della Terra, vivendo come troglobi (animali delle caverne).

I troglobi possono essere considerati i veri animali delle caverne poiché questi animali hanno adattamenti speciali per viverci, e passare il loro intero ciclo di vita entro i confini dell’habitat della grotta.

Nel film si sentono i salvatori del mondo ma in realtà non riescono a salvare dalla follia neppure loro stessi.

 

Il film è mediocre ma questi accenni che ho voluto sottolineare non lo sono affatto.

 

Intanto ci abituano lentamente.

 

Pensiamoci su.

 

 

Maurizio Fani

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