ACCETTARE I DIFETTI DELL’ALTRO È VERAMENTE SINONIMO DI VERO AMORE?

ACCETTARE I DIFETTI DELL’ALTRO È VERAMENTE SINONIMO DI VERO AMORE?

  1. VITA COME SCOPERTA DI SÉ

  2. LA QUOTIDIANITÀ DEL RAPPORTO NON È UN FINE MA UN MEZZO

 

 

È opinione diffusa che amare corrisponde a una piena accettazione dell’altro, difetti inclusi.

Questa impostazione, purtroppo, non appartiene solo alle persone comuni ma anche a una vasta schiera di soggetti che gravitano intorno al pianeta “amore e relazione di coppia”.

 

Ho una mia opinione, come spesso accade, molto diversa sull’argomento.

 

Partiamo dal concetto di “difetto”.

Dal latino defectus = mancanza. Proviene dal verbo latino de-ficere = venire meno. La particella de indica la cessazione e facere = fare. Corrisponde a una mancanza, una carenza per cui il fatto, la persona non hanno tutto ciò che gli occorre. MANCA QUALCOSA.

 

Perché realizzi che esiste un difetto ho la necessità di possedere un modello di riferimento preciso col quale eseguire un confronto. Cioè sovrappongo il comportamento del mio partner a questo modello e vedo che cosa non corrisponde ovvero cosa è sbagliato.

 

 

La prima cosa che viene in mente è: come mai non te ne sei accorto prima?

 

La seconda osservazione da fare è che se è vero che ognuno è unico e irripetibile come può esistere un modello di riferimento che vada bene per tutti?

 

L’uomo che lascia a giro mutande e calzini, che butta i vestiti a casaccio sulla sedia può tramutarsi in un grosso problema.

 

Vediamo l’etimologia del termine “problema”.

 Quesito di cui è richiesta la soluzione; questione difficile da risolvere, situazione che presenta difficoltà, inconvenienti; persona difficile da capire.

Dal latino problèma, dal greco próblema, derivato di probállein = proporre, mettere innanzi, composto di pro = avanti e ballein = gettare.

Problema è il proposto, cioè letteralmente ciò che è posto davanti al nostro cammino.

Considerarlo solo una difficoltà sarebbe un grave errore.

 

Non tutte le situazioni difficili sono un problema.

Alcune non hanno soluzione e allora non sono un problema.

Il problema esige, pretende la soluzione, altrimenti non è tale.

Ricordo che alle elementari quando la maestra ci dava, il problema bisognava scrivere in alto “Problema”. Subito sotto il testo con l’inevitabile domanda finale e poi in mezzo alla pagina occorreva scrivere “Risoluzione” cui seguivano tutti i calcoli del caso.

 

Il problema è ciò che abbiamo di fronte e che dobbiamo risolvere.

Solo negli anni ’50 il termine problema ha iniziato a identificare una difficoltà da investigare indipendentemente dalla possibilità di trovare una soluzione.

 

Allora il partner che lamenta questi difetti, vuole una soluzione e si rivolge alle figure che lui reputa competenti e si sente dire che:

  1. Accettare i difetti dell’altro è dimostrazione di vero amore.

 

  1. I litigi fanno bene alla coppia perché la rendono tonica e vitale. Praticamente una riedizione della canzone degli anni ’70 del cantante Jimmi Fontana “L’amore non è bello se non è litigarello” di cui riporto qui di seguito il testo:

l’amore non è bello se non è litigarello,

l’amore non è amore senza qualche batticuore.

L’amore senza lacrime non è fatto per me.

ma quanto mi piace, ma quanto mi piace,

con te litigare per poi fare pace,

lo sai che i tuoi baci mi piacciono sempre,

ma dopo un litigio li adoro di più.

Amore a tutto spiano in crescendo rossiniano,

amore a catinelle ma con i nervi sotto pelle.

L’amore senza ostacoli non dura credi a me,

e quando sei arrabbiata ti voglio anche più bene,

si, ti voglio anche più bene, più bene perché.

Perché l’amore non è bello

se non è litigarello

perche l’amore non è amore senza te.

amore a tutto spiano

in crescendo rossiniano,

amore a catinelle ma con i nervi sotto pelle.

L’amore senza ostacoli non dura credi a me,

e quando sei arrabbiata ti voglio anche più bene,

si,ti voglio anche più bene, più bene perché.

Perché l’amore non è bello

se non è litigarello

perché l’amore non è amore senza te.

 

Il testo denota una varietà complessuale di situazioni davvero incredibile. Sembra che amare sia una sofferenza ricercata apposta in maniera quasi masochista, poiché senza non si riesce a provare piacere.

 

  1. L’accettazione dei difetti stabilizza la coppia nel tempo. Tu fai buon viso a cattivo gioco e la situazione per tua fortuna, continuerà.

 

 

Mah, che dire.

 

Adesso andiamo a scoprire le motivazioni reali che causano questo disagio.

 

 

1) Vita come scoperta e costruzione di sé

L’unica possibilità che ha un essere umano di provare i piaceri e la grazia dell’amore è di aver fatto un serio e profondo lavoro su se stesso, capace di svincolarlo definitivamente da ogni condizionamento e intenzionalità a lui estranea.

 

Fino a quando l’innamoramento avverrà in soggetti non evoluti costituirà sempre una re-azione a un input problematico. Ciò che attirerà sarà sempre speculare o complementare alle proprie criticità esistenziali.

Nulla di diverso da questo.

 

Le persone quando cadono nell’amore, filtrano l’altro e notano solo le caratteristiche che mantengono quella relazione attrattiva. Il resto non esiste.

Poi, dopo la sbornia iniziale, si accorgono delle pecche e lì cominciano i problemi.

 

Invece l’innamoramento non è una reazione ma un accorgersi di ciò che è.

Amare vuol dire volere in maniera assoluta il bene dell’altro poiché SOLO CON L’AVVERARSI DI QUESTA POSSIBILITÀ POTRÒ A MIA VOLTA GODERE DEL SOGGETTO CHE AMO.

 

Ne consegue che prioritario è comprendere LE POTENZIALITÀ di una relazione. Ovvero riuscire a “vedere” ciò che l’altro è nel suo intimo potenzialmente, anche se adesso è molto lontano da impersonare quella realtà.

 

Accettare i difetti dell’altro è una stupidaggine.

L’altro può o no volere se stesso e lottare per Essere.

Se vuole crescere, i difetti spariscono, non hanno più significato perché l’obiettivo e molto più elevato.

 

Qualunque persona mediamente intelligente capisce che i calzini e i vestiti vanno messi al posto loro e non lasciati in giro. Se hai uno scopo superiore, risolvi in un attimo il problema, se invece il menage quotidiano è l’unica ambizione, sarà inevitabile lo scontro.

Questo perché il comportamento nella coppia è sancito da format, da modelli cui demandare la bontà o meno della relazione.

Il famoso si deve fare così.

Il socialmente accettato.

 

Questa però è una visione assai riduttiva dell’amore tra due persone. Corrisponde a un incentivo a sostare nella banalità e nello stereotipo, a tutto vantaggio del Dominio e del Meccanismo Omologante.

In questo modo si rendono le persone infelici e schiave ma applaudite dal sistema e dalla massa.

 

La coppia che si vuole veramente viaggia su altri profili.

Ognuno impedisce all’altro l’errore e, se riceve un’osservazione, ringrazia e si migliora, poiché sa bene che quel dire non è una critica ma il più alto modo per dire “ti amo”.

In quell’apparente sollecitazione si condensa tutto il profondo desiderio di volere ogni bene per l’altro.

 

 

2) La quotidianità del rapporto non è un fine ma un mezzo

Chi addita il rapporto di tutti i giorni come palestra per la longevità della relazione si ferma al gradino più basso della scala esistenziale.

 

Altri sono i parametri.

Le persone stanno meglio fisicamente, psichicamente ed economicamente da quando sono insieme?

Esiste una progettualità corposa, seria e costruibile?

Sono utili reciprocamente?

Insieme fanno e sono di più?

Puntano entrambi a un sano egoismo individuale capace di costruire un terzo piano, “il noi” che non va a sostituire i primi due ma li eleva a una grazia superiore?

 

In questo caso i difetti spariscono come tali e prendono la forma di originalità, si particolarità che quell’individuo specifico possiede.

Non esiste più tempo per i “difetti” e i litigi come quelli prospettati dalla canzone di Jimmi Fontana.

Lui e lei, una volta che hanno scoperto chi sono, cesseranno con la rilevazione dei difetti e si trasmuteranno in un olistico dinamico in azione continua per raggiungere i vertici di se stessi.

La relazione amorosa ha questo come scopo principale e non certo quello delle nozze, dei litigi o di vivere insieme tutti i giorni.

 

Tutta un’altra roba.

 

Mi dispiace vedere che questa possibilità, che è a disposizione di tutti, purtroppo non venga mai menzionata e si sprecano fiumi d’inchiostro per problematiche sciocche e che non sfociano da nessuna parte.

È altrettanto vero che un percorso come quello sinteticamente suggerito non può essere per tutti.

 

Lo so.

 

Sono altresì convinto che il dovere di ogni serio ricercatore sia sempre quello di indicare orizzonti diversi, più alti, ascensionali. Per il resto esiste già tanta letteratura, tutta intenta a stabilizzare nella mediocrità la vita delle persone che è davvero inutile parlarne.

 

O uno decide di affrontare la vita per ciò che è e per quello che rappresenta, oppure troverà un’infinità di “binari morti” nei quali sarà parcheggiato dai tanti esponenti del sistema.

 

Ti loderanno per averli ascoltati ma ti condanneranno al ruolo di spettatore e non di protagonista della tua esistenza.

 

Parlare di difetti da accettare per mantenere un rapporto mediocre, denominato amore, che ha per unico scopo la stentata sopravvivenza di due soggetti che tentano, senza riuscirci, di compensare le proprie vite, mi pare davvero fuorviante.

 

Questo è contro la vita.

 

Ma la vita non era la tua?

 

 

Allora vivila! Viviti! Diventa! Punta all’io sono!

 

 

 

Maurizio Fani

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