THE KEEPING HOURS             QUANDO LA MORTE VIENE CONFUSA CON LA VITA

THE KEEPING HOURS QUANDO LA MORTE VIENE CONFUSA CON LA VITA

  1. L’INIZIO

  2. PARLARE CON I DEFUNTI

  3. LA SCIMMIETTA

  4. IL TRENO

  5. VOGLIO LE COSE COME ERANO PRIMA

  6. IL PADRE DI MARK

  7. CONSIDERAZIONI SIM,BOLICHE SULLA LEUCEMIA DI ELISABETH

  8. CONCLUSIONE

 

 

La firma “Blumhouse” è già sinonimo di film horror.

 

In una delle tante recensioni ho trovato che: «Blum lascia via libero al sesso debole. La protagonista Karen Moncrieff, che non riesce proprio a creare un’atmosfera di terrore,  passa direttamente a far piangere: in senso concreto. Se si è un minimo sensibili di cuore, occorre un intero pacchetto di fazzoletti per passare indenni -ossia senza affogare tra le lacrime».

 

In effetti è un film anomalo per far parte del genere “horror”.

Quello che più mi ha colpito invece è che le persone generalmente si sono commosse in alcuni punti del film, mentre in altre scene, molto più drammatiche, non hanno battuto ciglio. Non se ne sono neanche accorte.

 

Ciò che dominava la loro emozione era la figura del bambino, defunto, che ritornava all’interno di una famiglia, che non esisteva più, e che pretendeva di gestire anche la vita dei suoi genitori, costringendoli a un penoso revival familiare.

 

Leggiamo la trama.

«Mark ed Elizabeth sono una coppia innamorata e impegnata, si sposano diversi anni dopo la nascita del loro figlio, con un matrimonio stereotipato al massimo. Un tragico incidente automobilistico uccide però il piccolo, mandando a pezzi il legame tra i due genitori. Lui accusa lei di non aver allacciato la cintura al piccolo e lei vive questo complesso di colpa.

Sei anni dopo, Elizabeth è divenuta una scrittrice di successo e Mark lavora come un riuscito avvocato nel mondo del business. Si sono oramai separati ed Elizabeth si è anche risposata.

Mark ha difficoltà a trovare affittuari per la casa dove in passato aveva vissuto con la moglie e il figlio. Nell’effettuare delle riparazioni lui scopre che l’abitazione conserva più di un semplice ricordo.

Ci trova il figlio defunto che si comporta normalmente come se fosse ancora vivo.

Nella testa del padre nasce l’ossessione/desiderio che tutto può tornare come era una volta.

S’impegna per far incontrare la sua ex-moglie con il loro figlio.

 

Alla fine anche lei resterà invischiata in questa trappola e, come aveva predetto E VOLUTO il figlio redivivo, morirà.

In pratica il figlio si porterà via la madre».

 

Se invece di lasciarsi colpire da emozioni assolutamente pilotate e inutili le persone si fossero soffermate non solo a guardare il film ma a “vedere” quello che realmente accadeva, non si sarebbero annoiate.

 

 

 

1) L’INIZIO

Come sempre t’invito a osservare le prime immagini di ogni film.

La prima scena vede il bambino che guarda dalla finestra delle gocce di pioggia, che sembrano bolle sferiche. Già questa immagine è simbolicamente “contro l’uomo”. La simbologia della sfera parla di scissione dell’essere umano dalla vita e da se stesso.

 

Assistiamo a scene di un matrimonio classico, una ripetizione di un format standard. L’unica cosa che non combacia è il figlio che non pare proprio interessato allo sposalizio dei suoi genitori.

Già allora si era nascosto in soffitta. Il padre vuole che sia il testimone di nozze ma il figlio risponde di no. Poi contrattano un accordo diverso, dove la sua presenza con la cravatta varrà due pezzi di torta.

 

Successivamente in auto poco prima del fatidico incidente, ricompaiono le sfere sotto forma di palloncini colorati.

La visione simbolica alla quale t’invito è questa: andare oltre le apparenze e cercare di dare il corretto significato a ciò che energeticamente sta realmente accadendo dietro ogni avvenimento/fatto.

Non si tratta di trovare il pelo nell’uovo come qualcuno potrebbe pensare ma quello di giungere a comprendere ciò che veramente è (e non l’illusione cui siamo abituati).

 

 

Già questo la dice lunga e spiega la confessione che il figlio ormai defunto, farà nel proseguimento del film al padre. Lo stesso Jacob (il figlio morto) dice al papà che ha spinto il pulsante rosso che ha rilasciato la cintura di sicurezza prima dell’incidente che ha causato la sua morte. Jacob ha causato la sua stessa morte e papà non dovrebbe sentirsi in colpa e dovrebbe perdonare la mamma.

 

Questa serie di passaggi non li nota nessuno.

 

Sai perché?

 

Un bambino è sempre considerato angelico, intoccabile e buono.

Purtroppo non è sempre vero.

Jacob è in continua esigenza di ricatto nei confronti dei suoi genitori e loro non se ne accorgono per niente.

Se poi il bambino muore, è finita. Santo subito!

Questo vuol dire ragionare per stereotipi e non osservare la realtà per come si offre.

Vuol dire credere e non conoscere, illudersi e non voler sapere.

 

Se non fosse ancora sufficiente la pretesa del piccolo Jacob di far tornare i genitori insieme come se lui fosse ancora vivo e loro si amassero sempre è un’altra follia, che certamente avrà fatto piangere non poche persone.

L’avranno sicuramente definita commovente, anche se in realtà è assolutamente diabolica.

 

L’apice è toccato da Jacob quando annuncia che la madre partirà con lui in treno per un lungo viaggio. Il padre, in quel preciso momento, capisce che lei sta morendo.

 

 

2) PARLARE CON I DEFUNTI

Riuscire a parlare con i defunti è sempre stata un’esigenza umana.

Uno dei metodi più utilizzati è la metafonia (o psicofonia), cioè la captazione mediante l’uso di un registratore o anche della radio, di parole e frasi di senso compiuto, non provenienti dall’ambiente circostante, o dalle emittenti radiofoniche e che si suppone provengano dal mondo ultraterreno. 

La registrazione di queste voci si può ottenere anche usando un nastro vergine. Questo è il metodo inaugurato nel 1959 da Friedrich Jurgenson, che, dopo aver messo in funzione un registratore per registrare il canto degli uccelli, udì, al riascolto, la voce di alcuni trapassati, fra cui sua madre, che lo chiamava per nome. Questo metodo è tuttora prevalente fra gli sperimentatori e richiede l’assenza, nell’ambiente, di voci umane e la presenza di leggeri rumori di fondo, per permettere alle entità di utilizzare il campo magnetico generato dall’interazione fra la membrana del microfono e la testina d’incisione. 

 

Anche le sedute spiritiche con un medium possono avere la stessa valenza.

 

Le motivazioni alle quali molti ricorrono per voler parlare con i defunti sono varie: sapere come stanno, confortarli, mantenere un legame, conoscere aspetti della vita ultraterrena, chiedere favori, previsioni e indicazioni di ogni genere.

 

Addirittura Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia, ha dedicato a quest’argomento vari scritti, nei quali fornisce precise indicazioni sul momento più appropriato per contattare i defunti, le modalità d’interazione, fino a quali letture leggere loro per il loro bene.

 

Su quest’aspetto così personale nulla si può obiettare, ognuno è libero di avere la sua opinione.

 

Il film però impone la presa di una posizione, altrimenti il mio lavoro di analisi e spiegazione alternativa sarebbe inutile.

L’unica persona sana è la medium, Jennis, che lo avverte di “RIMANDARE INDIETRO IL BAMBINO DA DOVE È VENUTO. QUESTO È TERRENO DEI VIVI”.

E aggiunge: «Che cosa voleva? Di che cosa avete parlato? È compito tuo, lo devi aiutare a partire, si è perso e devi chiedergli in modo diretto cosa vuole e perché è qui, lui non può stare qui».

Naturalmente non è presa in considerazione, perché il complesso che il padre ha, trova nel ritorno del figlio il suo alimento principale. Infatti, Mark è visibilmente depresso e incapace di vivere e di comprendere ciò che gli è capitato e solo l’incontro con un morto lo desta a una certa attività.

E anche la madre non sarà da meno. Anzi la offenderà senza motivo e la caccerà.

 

Simbolicamente i defunti appartengono a un altro mondo e non a questo. Sognarli non è quasi mai positivo. Si tratta dell’aggressività e della patologia appartenente a chi non c’è più, che cerca di riproporsi in chi sogna queste immagini, per occuparlo psichicamente.

 

Osserviamo sempre i fatti, le scene che scorrono dinanzi ai nostri occhi.

Jacob torna ma quali sono i vantaggi che apporta ai vivi?

 

Nessuno.

 

Causa una regressione a entrambi i genitori.

 

Lei è una affermata scrittrice, apparentemente felice, che si è rifatta una nuova vita con una persona benestante, un certo Smith, un tipo acuto che ha subito capito che lei stava sbagliando e la lascia al suo destino.

Ma non è tutta verità.

Come dice lei anche il libro che ha scritto «è una bugia che si è raccontata a sé e agli altri» Lei è anche malata. Molto probabilmente il rimorso di aver causato la morte del figlio come l’accusa Mark, non l’ha mai abbandonata.

Ma esiste un’altra spiegazione alla sua leucemia.

La madre, il cui fantasma si è già annunciato a Elisabeth una prima volta e subito dopo Elisabeth ha iniziato a perdere sangue dal naso. La vede poi quando sente parlare Jacob con un’altra persona e sviene. Infine la rivede accanto a una finestra e sviene nuovamente e Mark la porterà in ospedale.

 

Lui cessa in sostanza di lavorare. Dopo essere ritornato in quella casa in un’importante riunione di lavoro, si blocca completamente. Si dedica solamente alla brutta copia del figlio che aveva, accontentandolo in tutto ma soprattutto col fine di riformare una famiglia dietro la volontà di un morto.

Subito dopo l’incontro con Jacob vediamo Mark che farnetica, sta parlando di stress, un inizio di demenza (come suo padre), sotto l’influsso dell’alcol (è ubriaco), che gioca con una pallina (ancora una sfera) seduto per terra.

Si prende anche un pugno dalla sua ex moglie.

 

Questo è agghiacciante.

 

Tutti rimangono colpiti dal ritorno di un bambino trapassato ma nessuno nota il disastro che genera intorno a sé.

Nessuno nota la morte e l’assenza di vitalità che emana.

Nessuno nota che non esiste un solo momento in cui il bambino ha cura dei suoi genitori o un atteggiamento d’amore e di tenerezza.

 

Tutti moriremo alla fine ma fino a quando siamo vivi, dobbiamo realizzare la nostra esistenza su questo piano

 

3) LA SCIMMIETTA

Anche il simbolo della scimmia compare spesso.

All’inizio Jacob sale le scale ostentandola. Poi un bambino di una sua collaboratrice sottrae dalla scrivania dell’ufficio di Mark una scimmietta meccanica.

Mentre Mark sistema le cose in soffitta, rispunta la scimmietta di Jacob e contemporaneamente compare il fantasma del figlio morto nell’incidente stradale sei anni prima.

Scimmietta è anche il soprannome con cui il padre lo chiama alcune volte.

 

Che cosa significa simbolicamente la scimmia?

 

Assomiglia all’uomo ma non è umana. Rappresenta un qualcosa di apparentemente confortante ma in realtà è inferiore, non evoluto. Molte volte denota una relazione affettiva fasulla e non utile per il sognatore.

Proprio quello che accade.

 

 

4) IL TRENO

Durante l’intero film si assiste a un continuo riferimento al treno.

Simbolicamente che cosa è un treno?

È un mezzo di comunicazione che scorre su rotaie, quindi il percorso è già previsto e non si può variare a proprio piacimento. Non è che sia sbagliato, se io devo andare da Firenze a Roma, il treno potrà essermi molto utile.

In questo caso, pur rappresentando un percorso prestabilito, sarà per me funzionale. Non per questo viaggiare sempre in treno si rivelerà altrettanto valido.

Il treno è anche indice di una dipendenza da un complesso materno.

 

Fin dalle prime battute Mark parla del treno a Jacob.

Mark compra il treno con tutti gli accessori al “revenant” Jacob.

Mark regala una locomotiva al padre malato.

Mark alla fine fa giocare col treno che aveva acquistato per il figlio Jacob, Dash, un ragazzo che abita lì vicino.

 

L’immagine del treno in questo modo si propaga nel tempo e viaggia sulle gambe dell’inconsapevolezza dei soggetti. Purtroppo ciò che porta con sé sarà solo morte e distruzione, esattamente com’è accaduto nel film.

 

5) VOGLIO LE COSE COME ERANO PRIMA

Esaminiamo più attentamente questa scena che abbiamo già sommariamente descritto.

Mark ed Elisabeth stanno animatamente discutendo del loro passato.

Lui ha cominciato a bere e lei se ne è andata perché vedeva in quel gesto un tentativo di punirla perché considerata la causa della morte di Jacob.

Litigano si accusano a vicenda e a un certo punto nella stanza iniziano a esplodere tutti i vetri delle finestre e delle luci.

Il fantasma del bambino scende e facendo capire che quell’inferno è opera sua dice: «Voglio le cose com’erano prima, voglio voi com’eravate prima. Tenetevi per mano e ora potete leggermi una storia».

 

Questa è una scena d’inaudita violenza alla quale i genitori non osano replicare. Sono completamente sotto l’influenza del fantasma Jacob.

 

 

6) IL PADRE DI MARK

Anche il padre vive in una continua bugia. Sa di non essere demente, sa bene che la moglie è morta per un infarto molto tempo fa e sa bene che Jacob è anche lui defunto.

Ma gli piace vivere in questa finzione, in questo perverso gioco in cui Mark partecipa attivamente.

 

7) CONSIDERAZIONI SIMBOLICHE SULLA LEUCEMIA DI ELISABETH

Elisabeth si è ammalata subito dopo il matrimonio con Smith.

La sua fuga dalla realtà, il suo non voler risolvere i propri problemi si è concretizzato nello sviluppo di questa patologia.

 

La diagnosi di questa malattia è solitamente formulata grazie ad analisi del sangue o tramite una biopsia del midollo osseo.

È una malattia che aggredisce i costruttori del sangue.

Quindi dobbiamo andare a vedere il significato simbolico del sangue.

 

Il sangue, come fluido che trasporta l’ossigeno e il nutrimento in tutti i distretti corporei, rimanda analogicamente all’energia vitale. Come del resto avevano ben intuito gli antichi quando affermavano che nelle arterie scorreva lo “spirito vitale”.

 

Inoltre il sangue è contenuto in un sistema elastico ma assolutamente chiuso. Infatti, qualsiasi emorragia comporta un rischio di morte se in qualche modo non si blocca.

Per questo anche una piccola insignificante emorragia (per esempio, la rinorrea come ha subito Elisabeth) è vissuta in maniera angosciante al di là del pericolo reale.

 

È assolutamente necessario procedere all’amplificazione simbolica dei sintomi, se vuol comprendere il perché della malattia. 

 

Il sangue quindi rimanda analogicamente a ciò che in ambito psicologico si definisce “libido”, o energia vitale (il termine “libido”definisce qualcosa di più globale del primitivo significato sessuale).

 

Ma se approfondiamo ci rendiamo conto che il sangue è molto più di questo.

L’uomo in ogni sua parte del corpo esiste anche come spirito.

Il sangue è un “ORGANO SACRO” CHE POSSIEDE UNA FUNZIONE PSICO-BIO-ENERGETICA. In una sola goccia di sangue esiste tutto l’individuo, il sangue ed il vero significato della funzione bioenergetica della cellula umana di quell’essere umano.

 

 

Sangue in ebraico si scrive e si dice Dam.

Sempre nella stessa lingua uomo si dice A-dam = chi ha l’Alef = la presenza divina nel Dam che vuol dire sangue. 

Come si può intuire, quindi, il sangue è una “essenza sacra” che è dotata di straordinari poteri.

 Il sangue è un elemento in accordo con il principio olografico, per cui ogni parte dell’essere vivente contiene le informazioni del tutto e costituisce la vera e sintetica espressione dell’esistenza.

Da un punto di vista puramente bioenergetico ciò significa che anche una piccola goccia di sangue riflette la struttura psico-bio-energetica dell’intero organismo.

Il sangue non solo rappresenta simbolicamente l’energia vitale e quindi la “forza” dell’uomo ma, soprattutto, è un campione energetico del suo spettro frequenziale, informativo e dinamico.

 

Secondo la medicina classica o allopatica:

Con il termine leucemia si designano forme diverse di tumore (leucemia linfoblastica, mieloblastica ecc.) caratterizzate da una massiccia proliferazione nel sangue di leucociti giovani (blasti) provenienti dal midollo osseo. Se ne distinguono due forme: la forma cronica, che si manifesta più che altro negli adulti, e la forma acuta, che colpisce soprattutto i bambini e che evolve molto più rapidamente.

 

Esaminiamo l’aspetto simbolico:

  • È spesso un conflitto di svalutazione. Il conflitto ha un dominio molto ampio. Una persona può sminuirsi quando si sente impotente, un’altra se si sente colpevole, un’altra perché dubita del proprio valore, un’altra ancora quando subisce un fallimento. Sono quindi molti i sentimenti che possono essere raggruppati all’interno di un «conflitto di svalutazione. Alla base di questa patologia può esserci un sentimento d’impotenza e di svalutazione. Si può avere la sensazione di non essere stati riconosciuti e apprezzati per il proprio valore o che, qualunque cosa si faccia, non ci si arriverà mai.

  • Alexander, il vero fondatore della psicosomatica, (1946) parlava di blocco cronico di sentimenti ostili. Il paziente non ha un buon rapporto con la propria aggressività. Ciò si traduce a livello somatico in uno stato d’iper reattività simpatica. Infatti, riferendosi agli studi di Selye sulla sindrome d’adattamento, sarebbe cronicamente in fase di preparazione fisica all’azione aggressiva ma senza tuttavia compierla (esprimere l’aggressività) che permetterebbe alla carica adrenergica accumulata di scaricarsi. Questo continua stimolazione del sistema adrenergico, non adeguatamente scaricato, mantiene il sistema arterioso costantemente in tensione. 

  • Ma nella “libido”- sangue rientrano anche tutti quegli aspetti che riguardano l’ambito dell’espressione-creatività. Anche l’inibizione della propria creatività a qualsiasi livello può quindi contribuire a una patologia leucemica.

  • Rifiuto estremo e rapido della vita, insicurezza di esistere, vecchie barriere insuperabili, mancanza di gioia.

  • Cessazione di esperienze che piacevano molto e alle quali la persona si è costretta a rinunciare. Per esempio rinunciare a un amore.

  • Come tutti i tumori è un’auto-attivazione di aggressività contro se stessi per punirsi di qualcosa. Alla base di tutti i tumori ci sta un evento volontario, una decisione della persona.

 

  8) CONCLUSIONE

  Il film finisce che lei riabbraccia il figlio, quindi muore.

  Ha scelto la morte e non la vita.

  Entrambi questi genitori hanno scelto la finzione degli stereotipi.

 

Lei ha preferito la bugia di un libro che è più un modo per non vedere la verità, che un’opera letteraria e la presenza nel suo intimo della dipendenza dalla madre.

 

Lui ha scelto prima l’alcol e poi il falso ruolo di padre con Jacob ritornato. E anche il ruolo di figlio col padre anziano era fasullo pure quello.

 

Entrambi hanno voltato le spalle alla vita vera, quella che invece avrebbero potuto e dovuto trascorrere e hanno deciso di vivere una commedia che in realtà nasconde una tragedia personale, un fallimento esistenziale.

 

Piangere in questo film significa non essersi accorti di tutto questo.

 

Maurizio Fani

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Preziosa analisi, in particolare mi è di aiuto la parte che dice : “:……..simbolicamente i defunti appartengono a un altro mondo e non a questo: Sognarli non è quasi mai positivo.Si tratta del’aggressività e della patologia appartente a a chi non c più, che cerca di riproporsi in chi sogna queste immagini per OCCUPARLO PSICHICAMENTE “…
    anche le ” menzogne ” che vivono i due , altra analisi lucidissima…e il bambino che non ha amore nè tenerezza’…mi ha inoltre colpito ” l’ uso ” che vorremmo farne dei nostri defunti….Grazie .

    1. Grazie Claudia. Piacere di esserti stat di aiuto

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