NON E’ MAI TROPPO TARDI PER IMPARARE DA ALBERTO MANZI

NON E’ MAI TROPPO TARDI PER IMPARARE DA ALBERTO MANZI

QUESTO È L’UNICO MODO DI ESSERE MAGISTER NEL VERO SENSO DELLA PAROLA CHE STIMO E CHE AMO.

 

  1. IL MAGISTER
  2. LO SPESSORE DEL MAESTRO ALBERTO MANZI

 

 

Quest post si riferisce alla fiction televisiva in due puntate “Non è mai troppo tardi”, in due puntate, del 2014, con Carlo Santamaria nei panni di Alberto Manzi.

 

 

  1. IL MAGISTER

Corrisponde a maestro, in ambito medievale era il titolo che indicava 
La radice etimologica proviene da “magheia”, conoscenza, saggezza. LA STESSA RADICE DI MAGIA E DI MAGUS.

Indicava colui che insegnava in ambienti deputati alla conoscenza.

Conosceva pienamente una disciplina fino a poterla trasmettere agli altri.

Il magister eccelle in un’arte, in una scienza fino al punto da poter essere considerato una guida.

L’intento che sprigiona il magister non ha mai fini di dominio.
Con l’esempio e con l’insegnamento questa figura ha il solo scopo di elevare gli altri ad un livello superiore, aiutandoli nella comprensione della loro esistenza, mettendo a loro disposizione la sua consapevolezza.

La conoscenza non è un mezzo ma il fine ultimo di ogni magister e non è uno strumento per ottenere altro. Ma non si tratta di una conoscenza speculativa fine a se stessa. Una conoscenza partecipata e interiorizzata volta al benessere spirituale e fisico dell’umanità.
Il magister desidera ardentemente che le persone amino ciò che sono e lo realizzino. Tutta la sua opera la possiamo indicare con queste parole.
Il magister non crea alcuna delimitazione della sua opera d’influenza.
Lui non manipola niente e nessuno, offre semplicemente la comprensione dell’Essere in modo che chiunque possa apprenderla e usarla per crescere.
Il magister eleva la coscienza.

 

 

 

  1. LO SPESSORE DEL MAESTRO ALBERTO MANZI

Anche lui ha fatto molte scelte ardue e temerarie, rischiando la disintegrazione sociale più volte.

Il maestro non vuole essere un lezioso riconoscimento nei confronti di Alberto Manzi. Semplicemente rappresenta il suo mestiere, il suo compito e la sua passione.

Era un uomo fuori dall’ordinario. È stato capace di insegnare a leggere e a scrivere a circa un milione e mezzo di analfabeti.

Gli ha fatto varcare la soglia della sudditanza per entrare nel gruppo dei cittadini.

Mentre esordiva nella famosa trasmissione, “Non è mai troppo tardi” che andava in onda poco prima di cena, contemporaneamente era deferito alla commissione disciplinare per omissione di atti d’ufficio.

Ci fu sgomento in Rai, quando seppero del suo problema disciplinare: da una parte avevano il maestro degli italiani e dall’altra lo stesso rischiava di essere buttato fuori dalla scuola.

Ciò nonostante non si fece mai intimidire né scese a bassi compromessi. La sua opera è costituita dal suo insegnamento, dalle sue pubblicazioni, dalle sue imprese in radio e in tv e dal suo interesse per l’America Latina.

L’entusiasmo che ha saputo creare con la sua presenza e con i suoi interventi educativi era sempre immenso in ogni situazione, dal riformatorio, alla scuola elementare, alla televisione.

Ogni parola non potrà mai essere bastevole per descrivere con esattezza i suoi meriti. Preferiamo allegare una delle sue lettere scritte per la fine dell’anno scolastico nel 1976 ai suoi alunni di quinta elementare e letta pubblicamente al festival di Sanremo, dall’attore Claudio Santamaria, il 19 febbraio 2014:

«Cari ragazzi di quinta. Abbiamo camminato insieme per cinque anni.

Per cinque anni abbiamo cercato, insieme, di godere la vita; e per goderla abbiamo cercato di conoscerla, di scoprirne alcuni segreti. Abbiamo cercato di capire questo nostro magnifico e stranissimo mondo non solo vedendone i lati migliori, ma infilando le dita nelle sue piaghe, infilandole fino in fondo perché volevamo capire se era possibile fare qualcosa, insieme, per sanare le piaghe e rendere il mondo migliore. Abbiamo cercato di vivere insieme nel modo più felice possibile. E’ vero che non sempre è stato così, ma ci abbiamo messo tutta la nostra buona volontà. e in fondo in fondo siamo stati felici.

Abbiamo vissuto insieme cinque anni sereni (anche quando borbottavamo) e per cinque anni ci siamo sentiti “sangue dello stesso sangue”. Ora dobbiamo salutarci. Io devo salutarvi. Spero che abbiate capito quel che ho cercato sempre di farvi comprendere: NON RINUNCIATE MAI, per nessun motivo, sotto qualsiasi pressione, AD ESSERE VOI STESSI. Siate sempre padroni del vostro senso critico, e niente potrà farvi sottomettere. Vi auguro che nessuno mai possa plagiarvi o “addomesticare” come vorrebbe. Ora le nostre strade si dividono. Io riprendo il mio consueto viottolo pieno di gioie e di tante mortificazioni, di parole e di fatti, un viottolo che sembra identico e non lo è mai. Voi proseguite e la vostra strada è ampia, immensa, luminosa. E’ vero che mi dispiace non essere con voi, brontolando, bestemmiando, imprecando; ma solo perché vorrei essere al vostro fianco per darvi una mano al momento necessario. D’altra parte voi non ne avete bisogno. Siete capaci di camminare da soli a testa alta, PERCHE’ NESSUNO DI VOI È INCAPACE DI FARLO. Ricordatevi che mai nessuno potrà bloccarvi se voi non lo volete, nessuno potrà mai distruggervi, SE VOI NON LO VOLETE. Perciò avanti serenamente, allegramente, con quel MACININO DEL VOSTRO CERVELLO SEMPRE IN FUNZIONE; con l’affetto verso tutte le cose e gli animali e le genti che è già in voi e che deve sempre rimanere in voi; con onestà, onestà, onestà, e ancora onesta, perché questa è la cosa che manca oggi nel mondo e voi dovete ridarla; e intelligenza, e ancora intelligenza e sempre intelligenza, il che significa prepararsi, il che significa riuscire sempre a comprendere, il che significa riuscire ad amare, e… amore, amore. Se vi posso dare un comando, eccolo: questo io voglio. Realizzate tutto ciò, ed io sarò sempre in voi, con voi. E ricordatevi: io rimango qui, al solito posto. Ma se qualcuno, qualcosa vorrà distruggere la vostra libertà, la vostra generosità, la vostra intelligenza, io sono qui, pronto a lottare con voi, pronto a riprendere il cammino insieme, perché voi siete parte di me, ed io di voi. Ciao».

 

Desideriamo richiamare la tua attenzione sui seguenti principi educativi per noi fra i più moderni al mondo:

  • Focalizzazione sull’evoluzione del bambino scevra da obiettivi di produttività come i programmi rigidi, e lontana da interferenze genitoriali.
  • Assenza dei voti classici in pagella; il maestro fa alla fine dell’anno scolastico a ogni bimbo un regalo, una poesia individuale, che tende a “spiegare” il bambino, raccontandone il percorso di crescita e lo sviluppo globale delle sue capacità, senza avvalersi di alcun giudizio-confronto, implicito nell’utilizzo del voto.
  • Un parere in rima su come il bambino agisce nei confronti del mondo a lui più prossimo e cioè dei compagni e dei maestri; la poesia donata non rimarrà in un cassetto, ma come ogni poesia che si rispetti dovrà essere imparata a memoria dal bambino, ricordata e recitata perché possa conservarla viva nella propria anima.
  • Scuola vissuta non più come luogo di competizione ma capace di stimolare solidarietà e cooperazione reciproche, elevando il senso di responsabilità.
  • Importanza di tutte le materie ed espressioni artistiche e non solo dei classici argomenti scolastici.
  • Amore per la natura, per ogni animale, per l’ambiente, per il cibo.
  • Importanza data alle immagini e quindi al racconto, alla fiaba potenti mezzi di crescita e di cambiamento.
  • I bambini imparano per emulazione di quello che fanno i grandi e per sperimentazione personale: importanza dei lavori manuali in gruppo.
  • Insegnanti come educatori.

 

Questi sono i principi delle scuole Waldorf meglio conosciute come scuole Steineriane. Indipendentemente da quest’appartenenza li riteniamo molto validi e appropriati. Questo tipo d’impostazione Manzi la migliorò introducendo per esempio la capacità di guardarsi dentro, di riconoscere le proprie emozioni e di gestirle in maniera positiva.

Dobbiamo ricordarci che siamo nell’Italia del 1950.

Questi concetti equivalevano a parlare in lingua cinese.

Certamente Manzi aveva un forte carisma. Anche noi ci ricordiamo di averlo seguito assiduamente, anche se sapevamo bene leggere e scrivere. I suoi disegni, che si rivelavano poco a poco, erano avvincenti e divertenti. La sua voce era calda, mai autoritaria, ferma e amorevole come chi sa.

Manzi intuì la potenza delle immagini. La sua trasmissione televisiva fu il primo evento multimediale della Rai. Per lui imparare doveva essere un’esperienza piacevole e divertente e non un noioso obbligo.

Aveva visto il successo del format “Lascia o raddoppia” che andò in onda dal 1955 al 1959 condotto da Mike Bongiorno, così introdusse anche questo elemento nella sua performance.

La costruzione del disegno che si formava lentamente a mano a mano che lui lo creava, portava gli spettatori a cercare di indovinare cosa potesse essere, creava un’attesa e li teneva incollati al video.

Lui quando disegnava partiva sempre dalla base per gli oggetti e dai piedi per le figure animate, e c’era un motivo. Per tenere sveglia l’attenzione non voleva che capissero troppo presto quello che disegnava.

Manzi nella sua trasmissione parlava anche dei fatti che accadevano nel mondo. Per esempio, parlò di Kennedy, di Martin Luther King, anche se gli avevano imposto il silenzio.

Fu lui a suggerire i punti d’ascolto che il Ministero decise di mettere un po’ in tutta Italia (oltre duemila). Alle parrocchie, camere del lavoro e altri luoghi pubblici fece aggiungere i bar, punto di ritrovo di tantissime persone. Addirittura dopo la sua trasmissione in molti locali un maestro continuava a fare esercitare gli allievi di “Non è mai troppo tardi”.

Il suo insegnamento partiva dal basso. Era stato chiamato all’Università La Sapienza per dirigere il comparto di Pedagogia Sperimentale, ma dopo qualche anno se ne andò perché: «Non si sperimentava un bel niente».

Ancora oggi il suo modo di insegnare è futuristico figuriamoci settant’anni fa! Non ha molta importanza se in tanti l’hanno definito politicamente. Potremmo citare infiniti nomi di persone appartenenti alla medesima idea politica ma nettamente inferiori ad Alberto Manzi.

Volerlo definire politicamente è solo una strumentalizzazione inutile.

Anche se ha svolto il ruolo di sindaco per poco tempo a Pitigliano (Grosseto), luogo dove risiedeva, semplicemente cercava (riuscendoci) di essere se stesso.

Non occorre andare a scomodare i personaggi miliardari del mondo per trovarsi di fronte a un vero innovatore. Purtroppo il denaro fa sempre colpo sulla massa e ci scordiamo che esistono anche persone riuscite che non hanno accumulato ricchezza materiale bensì quella spirituale, la più rara e pregiata che esista.

Per la trasmissione gli dettero lo stipendio di maestro più duemila lire al mese per comprarsi le camicie.

Gli offrirono anche venticinquemilioni per fare pubblicità ma rifiutò: avrebbe perso la credibilità di educatore e avrebbero potuto dirgli «Hai visto, anche lui prende i soldi come tutti!».

 

Proviamo ad analizzare le innovazioni di Manzi alla luce di due dettami del business sponsorizzati dagli imprenditori più ricchi del mondo.

 

  1. Mettere al centro il cliente

I clienti, anche se non lo sanno, vogliono sempre qualcosa in più e il tuo desiderio di accontentarli ti porterà a inventare qualcosa per loro.

I bambini erano al centro dei suoi interessi, sempre.

Andava là, dove c’era un problema. Un bambino non vuole entrare in classe? Nessun problema, tutta la classe fa lezione per le scale per stare vicini al compagno. Niente note né rapporti, solo tanto amore.

Il suo unico pensiero era il cambiamento che poteva accadere in ogni bambino.

Sapeva che questo sarebbe stato faticoso sia per il maestro sia per l’allievo, e proprio per questo ogni istante della sua vita era teso a migliorare quello che faceva.

 

  1. Abbracciare le nuove tendenze

Se non si abbracciano rapidamente le nuove tendenze che arrivano dal mondo esterno, si finisce in fretta tra l’ammasso delle cose vecchie.

Se le combatti, stai lottando con il futuro, se le abbracci avrai la spinta del nuovo con te.

Manzi disponeva delle conoscenze psicologiche più recenti all’epoca.

Lo psicologo, biologo, pedagogista svizzero Jean Piaget (1896-1980) e lo psicologo sovietico Lev Semënovič Vygotskij (1896-1934) erano quasi sconosciuti dal mondo della didattica.

A lui il nozionismo non interessava. Il sapere doveva essere una sorta di chiave di lettura per aumentare il livello di coscienza di ognuno circa il mondo e se stesso.

 

Insegnava l’apprendimento e educava al pensiero critico e autonomo. Non voleva pappagalli ripetitori ma uomini e donne creativi.

 

Impariamo da lui.

 

 

Maurizio Fani

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