EVOLUZIONE FEMMINILE E MANIPOLAZIONE: I DUE PIANI INTERPRETATIVI DEL FILM “IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI”

EVOLUZIONE FEMMINILE E MANIPOLAZIONE: I DUE PIANI INTERPRETATIVI DEL FILM “IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI”

Il desiderio nasce da quello che osserviamo ogni giorno.
Non senti degli occhi che girano intorno al tuo corpo?
E i tuoi occhi non cercano fuori le cose che vuoi?
(Hannibal Lecter)

 

La frase d’apertura è veramente importante da comprendere specialmente per quanto riguarda la parte manipolatoria.

Ma procediamo con ordine.

Questo bellissimo film è complesso e dai molteplici aspetti.

Vi sono due macro verità al suo interno mostrate in contemporanea.

Un’evolutiva che è la ricerca di se stessi e l’altra regressiva che evidenzioa una manipolazione gigantesca ai danni dell’umano.

Le due realtà

PARTE EVOLUTIVA- Clarice pone in atto la scoperta di se stessa aiutata da un sapiente Hannibal. Lei è l’unico personaggio che cresce, gli altri restano fermi dove sono. Su tutti giganteggia Hannibal Lecter.

La prima immagine è di Clarice che corre lungo un percorso di addestramento attrezzato all’interno di un bosco.

Il bosco rappresenta l’inconscio e la primissima scena vede lei che grazie a una solida fune può salire una parete molto ripida. Gli ostacoli si frappongono tra lei e l’obiettivo ma vengono tutti agevolmente superati.

Lei sarà “educata alla sua grandezza” da Hannibal Lecter che le lancerà quella fune. Lui stipulerà un patto con le: se vuole catturare l’assassino che sta cercando, dovrà capire le sue profonde motivazioni e andare alla scoperta di se stessa e delle sue paure più recondite.

PARTE REGRESSIVA – Non è costituita come molti potrebbero pensare dal serial killer, ridotto quasi a comparsa nell’intera economia del film. Né tanto meno Il “cattivissimo” psichiatra cannibale Hannibal Lecter.

L’effetto regressivo fortemente voluto dal film si pone su altri piani, insospettabili, molto più drammatici e invasivi.

Parte con una serie di cartelli messi in bella mostra all’inizio del film quando Clarice raggiunge Crawford e finisce con l’immagine mortifera della farfalla a tappare la bocca di Jodie Foster.

I cartelli riportano queste scritte:

HURT = FARE DEL MALE

AGONY = AGONIA

PAIN = DOLORE SOFFERENZA MALE

LOVE IT = TU L’ADORI

Molto semplicemente tu devi amare il fare del male, la sofferenza e l’agonia. Molto simile alle parole scritte a forma di nuvole in molti cartoni animati. Le vedi e non le vedi ma al cervello ci arrivano. Più avanti troverai una parte specifica sulla “percezione subliminale”.

Concentriamoci sulla farfalla

Stiamo parlando dell’Acherontia Atropos conosciuta anche come “Sfinge testa di morto”. Con un’apertura alare di ben tredici centimetri è una delle falene più grandi.

Sul suo torace, per un gioco di ombre, luci e pelo, sembra riprodurre un teschio umano.

Possiede anche un’altra originalità rara da trovare nel mondo dei Lepidotteri. Produce uno stridio tramite il passaggio di aria attraverso la faringe, aggiungendo, caso mai ce ne fosse stato bisogno, tracce surreali di macabra inquietudine.

 

Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778), più conosciuto come Linneofamoso naturalista svedese, le attribuì il nome scientifico di “Acherontia Atropos”.

Acherontia rimanda all’Acheronte, il fiume della mitologia greca attraverso il quale il nocchiero Caronte conduceva le anime dei defunti, giù, sino alle profonde viscere degli inferi.

Àtropos, da Atropo, con riferimento alla terza delle Parche, le dee greche che tessevano i destini degli uomini. Nel passato, la vita era considerata come un filo, lungo o corto a seconda durata della durata dell’esistenza. ùAtropos incarnava l’ineluttabile destino umano: la morte.

Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), nel suo “Naturalis historia” d.C. la definiva “Papilio feralis”, in altre parole una farfalla portatrice di morte.

Edgar Allan Poe, nel racconto “La sfinge” (1846) così descrive la sua apparizione:

«Ma la peculiarità principale di questa cosa orribile, era la raffigurazione di una Testa di Morto, che copriva quasi interamente la superficie del suo petto, e che era tracciata con precisione in uno scintillante color bianco sul fondo nero del corpo, come se fosse stata disegnata con grande cura da un artista. Mentre guardavo il terrificante animale e più, specialmente, l’immagine sul suo petto, con un senso di orrore e di timore – misti a una sensazione di sciagura incombente, che mi riusciva impossibile colmare malgrado ogni sforzo della ragione, vidi le enormi mascelle all’estremità della proboscide, spalancarsi all’improvviso; ne usci un suono così forte e pauroso, che colpì i miei nervi come un rintocco funebre».

 

Bram Stoker nel suo “Dracula” (1897) accenna a Sfingi testa di morto date in pasto dal Vampiro al suo fido discepolo Renfield:

 

John Keats, uno dei più famosi poeti del Romanticismo inglese, cita la “falena della morte” nella sua “Ode alla malinconia”.

 

Guido Gozzano, il poeta crepuscolare per antonomasia, che non nascondeva la sua passione per l’Entomologia, cita più volte l’Acherontia Atropos nelle sue opere, in particolare nella sua poesia tratta dai “Colloqui”: “La signorina felicità ovvero la felicità”.

La band black metal giapponese Sith inserisce la figura del torace di una sfinge testa di morto nella copertina dell’album Hail Horror Hail (1997).

.Lo scrittore José Saramago nel 2005 utilizza l’immagine di una Sfinge testa di morto nella copertina del suo romanzo “Le intermittenze della morte”.

 

Lo scrittore Thomas Harris, autore del romanzo “The silence of the lambs”, non è certamente arrivato primo.

 

 

La pareidolia

 

In realtà l’essere umano ha la propensione per il fenomeno noto come pareidolia, ovvero associa a immagini casuali, identità a lui ben note, trasformandole in simboli e schemi a lui familiari.

È la tendenza istintiva e automatica a trovare strutture ordinate e forme familiari in immagini disordinate; l’associazione si manifesta verso le figure e i volti umani. Classici esempi sono la visione di animali o volti umani nelle nuvole, la visione di un volto umano nella luna oppure l’associazione d’immagini alle costellazioni. Sempre alla pareidolia si può ricondurre la facilità con la quale riconosciamo volti che esprimono emozioni in segni molto stilizzati quali le emoticon.

Si ritiene che questa tendenza sia stata favorita dall’evoluzione, poiché consente di individuare situazioni di pericolo anche in presenza di pochi indizi, ad esempio riuscendo a scorgere un predatore mimetizzato. La pareidolia consente spesso di dare una spiegazione razionale a fenomeni apparentemente paranormali, quali le apparizioni di immagini su muri o la comparsa di “fantasmi” in fotografie.

Gli amanti dei simboli trovano in questo processo di riconoscimento un valido appoggio per le loro interpretazioni simboliche.

 

 

Comunicazione subliminale

 

La comunicazione subliminale consiste d’immagini che il cervello assimila a livello inconscio, cioè sotto la soglia della coscienza. In pratica fa sua quell’immagine ma tu non lo sai, non te ne accorgi.

La comunicazione subliminale è quindi la trasmissione di un’informazione da parte di un emittente verso un ricevente attraverso un canale che veicola, in maniera impercettibile ai nostri sensi, i contenuti dell’informazione.

L’obiettivo finale della comunicazione dell’emittente è di modificare il comportamento umano del ricevente il quale, a sua volta, se l’atto comunicativo ha avuto successo, restituisce un feed-back positivo in termini di modifiche comportamentali.

Una manipolazione in piena regola.

 

Già il filosofo e psicologo A. H. Pierce parlava dell’esistenza di sensazioni che viaggiano sotto il livello della coscienza, troppo deboli perché siano riconosciute, da lui definite subliminali.

Forme di persuasione occulta.

L’interesse per la percezione subliminale risale ai primi del novecento e nasce grazie ai sorprendenti risultati degli esperimenti condotti dal nerurologo Otto Poetzel (1877-1962), riportati anche nell’edizione del 1919 de “L’Interpretazone dei sogni” di Sigmund Freud.

Questi sottoponeva dei soggetti a delle proiezioni d’immagini per brevissime frazioni di secondo e poi chiedeva loro di disegnare ciò che avevano visto. Poi, il giorno successivo esaminava i loro sogni, scoprendovi quegli elementi o particolari delle immagini proiettate che il soggetto non aveva rilevato consciamente il giorno prima e che non aveva riportato nei suoi disegni. Questi risultati portavano alla luce il fatto che l’uomo vede e sente molto di più di quanto lui consapevolmente crede di vedere e sentire, e non solo, ma anche che quanto egli vede e sente “senza saperlo” rimane presente e agisce nel suo inconscio.

 

 

Adesso osserva bene la prossima immagine, dove ti spiego che cosa è stato attivato a livello subliminale.

Ray Mendez è l’entomologo che si è occupato delle farfalle nel film “Il silenzio degli >Innocenti”. Egli racconta in una intervista: «Abbiamo usato unghie finte e una colla molto flessibile per incollare l’unghia così preparata al torace della falena, sul punto in cui erano state delicatamente rimosse le squame; questo trattamento non fu nocivo alle falene che, anche dopo essere state “truccate”, continuavano ad accoppiarsi e a deporre uova, Avevamo a disposizione solo delle farfalle “Manduca Sexta” appositamente allevate per questo scopo».

 

Il disegno della morte è stato artificialmente accentuato rispetto all’originale. Con l’applicazione di una parte della fotografia di Dalì e Halsman la naturale conformazione dell’animale è stata volutamente alterata.

 

Salvador Dalì e Philippe Halsman. Pittore il primo e fotografo il secondo si incontrarono nel 1941 e si unirono per portare il Surrealismo anche nelle foto. Insieme composero la fotografia che si vede nell’immagine in alto sulla destra.

Sette giovani corpi femminili, creano un’unione che ricompone la macabra immagine di un teschio.

Il suo significato è la morte, tematica molto cara agli iniziati.

 

Però si tratta di corpi femminili che non sono certamente impiegati per qualcosa di bello, di gioioso. Siamo nel macabro andante e non si tratta certamente di una bella immagine.

Stiamo parlando di una ”morte” viziata da una sessualità a vuoto, non certamente sana.

 

Ma la cosa che desta ancora più scalpore è sintetizzata nella seguente immagine.

Hannibal Lecter è considerato un assassino dai tratti orribili poiché mangia le sue vittime. Però è innegabile che non esista una sua affermazione sbagliata o fallace.

Il tentativo è stato quello di far passare il vero per malato e di soppiantare quel vero con un falso che devia dall’intima natura della vita ogni uomo che lo ascolta e gli porge ammirazione.

 

Hai compreso come e che cosa manipola questo film?

 

 

La simbologia della farfalla

Da tutti osannata come esempio di trasformazione e cambiamento nel linguaggio onirico ha connotati molto diversi. Troppo facilmente si dimentica che si tratta sempre di un insetto che vizia fiori e frutti. Inocula esattamente come il verme nella mela, una programmazione aliena all’essere umano. Quindi è un veicolo di fortissima negatività.

Sognare una farfalla vuol dire essere di fronte a una situazione di altissima negatività femminile, di carattere sessuale, di vampirizzazione energetica.

È proprio questo che chi ha costruito il film in questo modo intendeva fare con gli spettatori. Trasmettere questo orrendo concetto psichico alle coscienze.

Ecco che i cartelli iniziali dicevano il vero. Ama la sofferenza, l’agonia e il fare del male.

 

Come vedi di terrificante c’era molto di più di un serial killer o di uno psichiatra rinchiuso in un manicomio criminale.

 

Questo è solo un assaggio.

Sono solo alcune riflessioni. Su questo capolavoro ci sono moltissime altre cose molto importante da scoprire che potrai ascoltare nei miei incontri e seminari.

 

Alla prossima.

 

Maurizio Fani

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