THE ILLUSIONIST: TRASMUTAZIONE IN ATTO

THE ILLUSIONIST: TRASMUTAZIONE IN ATTO

Quando il maschio non permette alla donna di sbagliare

Film particolare perché sembra un tipo di storia e invece è un’altra.

La critica, come spesso accade, ha colto solo gli aspetti esteriori, i più grossolani, e non ha fatto alcuno sforzo per cercare vie interpretative più stimolanti.

Ha continuato a descrivere Eisenheim (Edward Norton) come ciarlatano, un illusionista, quasi un saltimbanco da teatro d’infimo ordine.

Un Eisenheim ragazzo che s’innamora della futura duchessa Sophie Von Teschen (Jessica Biel), e un Eisenheim maturo che la incontra nuovamente durante un suo spettacolo a Vienna e che grazie a quest’occasione sboccia un nuovo ardore sentimentale fra i due.

Peccato che Sophie sia stata promessa al principe ereditario Leopold (Rufus Sewell) che cercherà di eliminare il nuovo pretendente con l’aiuto del capo della polizia Ispettore Walter Uhl (Paul Giamatti).

La critica non ha saputo andare oltre l’obsoleto triangolo lui, lei e l’altro.

Ovunque si parla di Eisenheim come illusionista, padrone del palcoscenico grazie ai suoi trucchi, alla sua arte di illudere e ingannare.

Il regista e sceneggiatore Neil Burger e l’addetto alla fotografia Dick Pope hanno fatto davvero un gran bel lavoro nel creare le atmosfere giuste. Non era un film facile e secondo me hanno azzeccato il taglio. Hanno saputo rendere molto piacevole la Vienna di fine secolo e le esibizioni di Eisenheim sono state molto ben curate.

Ma torniamo alla storia.

La critica in una recensione del 28/08/2009 ha scritto:

«È l’amore impossibile a essere “fotografato”, in questa pellicola. “The Illusionist” non è un thriller a incastro, non è un giallo, non è “The Prestige” – geniale opera di Nolan dello stesso anno e di simile ambientazione ma assolutamente imparagonabile -, è una semplice quanto “piena” storia d’amore.

 

Norton, attore eclettico e capace di adattarsi a molti ruoli, interpreta con passione un “perdente” di talento, nato per soffrire ma così innamorato da ottenere, forse, quello che merita. Indipendentemente dalla trama, dall’esito della magia, del trucco scenico ordito dal mago, è la morale ultima a sottendere “The Illusionist”. Morale facile, spicciola, ma efficace: l’amore non muore mai. 
Un film per romantici».

Queste recensioni le ho volute mettere perché tu possa renderti conto di quanta stereotipa sia la critica e quanta distanza essa pone tra quello che i fatti sono realmente e quello che i critici vedono.

In questo modo anche il pubblico non si evolve, non cresce e rimane legato sempre ai quattro concetti obsoleti e sostanzialmente inutili.

Una lettrice ha postato questo commento:

«Ecco una pellicola manifesto della propaganda anti-tradizionale da cui le genti d’Europa sono oramai incalzate: l’arte dell’impostura celebrata a spese della nobiltà, l’amore conseguito in barba a ogni reticenza morale (la retorica critica all’aristocrazia corrotta non costituisce un accettabile movente). Senza contare l’aspetto meramente estetico: musiche ammorbanti, atmosfere velleitarie, personaggi piatti e improbabili, satura la fotografia. Una vera illusione, eh già, quella che riesce a rendere gradevole a un pubblico incolto un protagonista anti-eroe, negromante o ciarlatano senza scrupoli, pronto a tutto pur di perseguire i suoi biechi interessi personali».

Mi piacerebbe molto conoscere questa ragazza di 29 anni che ha scritto queste parole, sono convinto che una tale storpiatura non sia casuale ma prodotta da una psiche severamente compromessa.

Comunque abbiamo il panorama di quello che le persone hanno compreso del film.

Molto bene.

Ora veniamo a noi.

  • Il filo rosso che si ripete lungo tutto il film non è la storia d’amore tra Eisenheim e Sophie.

Sarebbe alquanto banale. Il filo conduttore è costituito da questa formuletta:

MORTE + RINASCITA = CAMBIAMENTO

CAMBIAMENTO = VITA

Pensa a queste scene che hai visto:

  1. quando il giovane Eisenheim incontra un mago ambulante con un albero (acero) alle spalle. A parte: «Ragazzo!» nessun’altra parola è detta, solamente gesti. Tra le mani del mago compare prima una rana, poi una rosa rossa e infine un flauto dolce che da solo si libra nell’aria.

L’avesse notata qualcuno questa scena!

  1. Rana

La rana nel suo ciclo di sviluppo ricopre tre stadi: uovo, girino, e infine rana. Da una situazione totalmente acquatica, il girino trasforma le branchie esterne in interne, perde la coda e sviluppa i polmoni.

La trasmutazione è il suo profondo significato.

Ed è quello che deve compiere ogni essere umano.

Evolvere vuol dire cambiare, mutare da uno stato all’altro.

Più precisamente l’uovo muore e rinasce come girino. Il girino muore e rinasce come rana.

Rappresenta l’evoluzione psichica, affettiva e spirituale che dovrebbe compiere ogni essere umano nella vita, è un processo lento e difficile, di solito ostacolato dalla società e dal dominio.

Esemplifica il passaggio dall’elemento acqua a quello terreno.

La civiltà egiziana considerava la rana come un attributo delle sue dee e la associava ai riti della risurrezione del dio Osiride.

  1. Rosa rossa

Nella lingua originaria iranica “vareda”, da cui l’armeno “vard”, significa semplicemente fiore, vale a dire appunto “il fiore” per eccellenza.

Ancora ros in latino è la rugiada, mentre ros nell’antico idioma celtico significa ghiacciaio. Il monte Rosa, infatti, non s’arrossa al tramonto più di qualsiasi altra cima innevata, ma ha conservato la memoria di quest’antico modo di definire i picchi di ghiaccio.

La rosa nasce dall’acqua e dal sole. Anche posta sulla roccia, grazie alle sue radici riesce a procurarsi da sola la terra necessaria. La rosa per eccellenza, cioè quella coltivata, detta a cento petali (i botanici però non son mai riusciti a contarne più di sessanta!) è collegata col culto d’Afrodite, dea dell’amore capace di placare ogni essere vivente, mare compreso.

 La rosa rossa, insieme al giglio, diventa parte integrante del culto mariano ma solo in considerazione che la nuova religione doveva ripercorrere la simbologia della precedente, alla quale i fedeli erano comunque già abituati e così la leggenda del sangue di Adone fu trasformata nel sangue di Cristo.

La rosa avrà sempre una tradizione religiosa molto forte, basta pensare ai Rosa-Croce, gruppo iniziatico di origine cristiana.

Il simbolo dei rosacroce sono cinque rose,una al centro della croce e una su ogni braccio. Il numero cinque si trova, anche nell’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci; passa dalla crocifissione dell’uomo ordinario nel numero quattro (i quattro elementi), alla sua liberazione nel cinque, in altre parole nella quintessenza.

Nel rinascimento una rosa regalata con otto petali era messaggio di rinascita e rinnovamento. Nella mitologia la rosa era simbolo di Afrodite (e Venere) dea dell’amore.

Nelle religioni questo fiore simboleggia la madre fecondata dal padre che genera il figlio tramite lo spirito santo. Nell’alchimia la rosa nera è la madre cosmica, la prima materia, la materia scura; i termini mater-, infatti, derivano dal latino e vuol dire attivare, in altre parole portare da uno stato astrale (o virtuale) a uno reale, dallo spirito intelligente che diviene creazione.

La rosa sulla croce è l’allegoria dell’esistenza individuale rivolta alla ricerca spirituale; l’esistenza che affronta il calvario della croce tramite prove dolorose e impegnative della vita rappresentate dalle spine della rosa.

 Nel mondo egizio è il fiore sacro della Dea Iside, in Mesopotamia a Ishtar, nell’Anatolia a Cybele.

Infine la rosa è anche simbolo della Ruota del Tempo, della Ruota dello Zodiaco, e dell’energia dello Spirito che si manifesta in un continuo movimento ciclico. E si rifanno a modelli mesopotamici, siriaci e copti col significato della Ruota del Sole, del processo ciclico della natura, morte-rinascita della vegetazione.

È il fiore di coloro che sono avviati ai culti misterici come iniziati, rappresenta l’inizio, la promessa.

Per gli antichi Egizi la rosa era il simbolo della “Conoscenza Segreta”, questa era consacrata a Iside, antica divinità femminile, che da principio, rappresentò il Cielo, ma più tardi, il suo culto fu identificato con Osiride, suo fratello e amato sposo, al quale generò Horus, il dio falco simbolo del Sole.

Colui, che tramite il soggiogamento dell’uomo animale, arriva alla diretta cognizione dell’Uomo Divino, fa nascere al proprio interno la rosa mistica della rivelazione divina, la perfezione.

E per finire un’ultima, ma quanto mai efficace considerazione, si può oltremodo pensare che la rosa, oltre ad essere il simbolo della bellezza, della grazia e della freschezza divina, possa anche rappresentare il mitico “Atanor”, il crogiuolo alchemico degli antichi sapienti alchimisti, in quanto chiara rivelazione della “Vera Conoscenza”.

È dunque semplice a questo punto, rendersi conto di come questo splendido fiore, proprio per le sue peculiari qualità, possa aver ispirato la mente umana nelle più nobili allegorie e di come, possa essere stata e tuttora è, nei circoli iniziatici, il simbolo per eccellenza della Naturale evoluzione spirituale umana.

La Rosa di color rosso sangue, rappresenta il corpo umano ricolmo di passione; ma nella rosa, il fluido vitale non è sensuale: è casto e puro.

Essa è perciò un eccellente simbolo dell’organo generativo nella condizione di purezza, alla quale l’uomo giungerà, dopo che avrà lavorato e purificato il proprio sangue dall’ego.

Come hai potuto vedere la simbologia della rosa rossa è vastissima. Sarebbero necessari interi volumi per racchiuderla tutta. E la sua provenienza è essenzialmente religiosa.

Sono gli uomini e non il divino a stabilire questi significati ai quali, nel corso dei millenni, tantissimi altri si sono accodati interagendo con questi significati.

Nei sogni per esempio tutti questi significati non esistono. La rosa, per quanto sia un bellissimo fiore, è vista come promessa di un frutto che però non c’è. La rosa non ha frutti, e quindi resta un’espressione negativa della femminilità.

Però, interpretando un film, dobbiamo anche conoscere il linguaggio che da sempre è impiegato e attraverso esso arrivare a capire che cosa l’autore, il regista o lo sceneggiatore intendessero affermare.

Questo per decriptare l’intenzionalità che esiste sempre dietro ad ogni simbolo, altrimenti saremo coinvolti nostro malgrado.

L’ignoranza non è ammessa. Ogni simbolo ha una energia, una direzione e una intenzionalità. O capisci tutto questo e lo disinneschi, oppure con quell’immagine la tua mente sarà pre orientata al soddisfacimento dello scopo che il simbolo impone e non più il tuo.

  1. Flauto dolce

Il flauto si riferisce essenzialmente all’opera “Il flauto magico”, scritta dal viennese Shikaneder e con la musica di Mozart. Entrambi erano massoni e l’intera opera è un elenco di valori massonici.

Si parla d’iniziazione, delle tenebre che si dissolvono con la luce e della ricerca della propria coscienza, fino a giungere alla congiunzione del maschile col femminile. Tutto è in onore col numero sacro tre.

L’opera è un racconto fiabesco, un percorso iniziatico cui l’essere umano è chiamato. Un percorso con le sue difficoltà ma anche con le sue gioie e con il finale congiungimento degli opposti. Il “flauto magico” richiama all’azione, alle scelte, alle decisioni, che condizioneranno il cammino.

Per tutti i significati del Flauto valgono le precisazioni che ho fatto alla fine della spiegazione della rosa. Sono sempre gli uomini che hanno creato le metafore e nulla di tutto questo ha provenienza soprannaturale.

La simbologia esoterica non è vera di per sé, è solamente una convenzione che nel tempo è stata continuamente rafforzata. Sono sempre gli uomini che fanno accostamenti, metafore e parallelismi.

Al di là dalle convinzioni di ognuno, alcuni concetti sono universali e hanno valore indipendentemente da chi crede di appropriarsene in maniera esclusiva.

A noi interessano solo questi.

Il flauto è uno strumento a fiato e, il soffiare è da sempre ritenuto molto vicino al soffio vitale dell’anima.

Il flauto del film a un certo punto inizia a volare. Indubbiamente è magico, ma significa anche che per farsi pervadere da quella magia il giovane Eisenheim dovrà andare via, lontano.

Non sono tutti qui gli elementi della scena, ne manca uno: l’albero.

L’albero in questione è un acero.

  1. Acero

L’albero è la rappresentazione dell’individualità umana. Connesso nel profondo con le radici, si erge fino a indicare il cielo. Ricorda il detto ermetico “così in basso come in alto”.

In autunno le foglie dell’acero acquistano uno spettacolare color rosso.

Poi, lentamente, cadono, lasciandolo spoglio. In primavera invece il suo fogliame può assumere i colori più svariati, dal verde al giallo, fino all’arancio. Vario e spettacolare, mai immobile, simbolo della transitorietà e del cambiamento, proprio a causa delle mutazioni che subisce con il cambio delle stagioni.

Abbiamo visto come questi quattro simboli, la rana, la rosa rossa, il flauto dolce e l’acero, racchiudono il percorso cui il giovane Eisenheim è stato destinato. Lui in quel preciso momento è stato iniziato da un altro sapiente a certi misteri. Non c’è dialogo perché non sono le parole che servono, ma solo l’esempio può smuovere certe condizioni.

La metamorfosi della rana genera la conoscenza divina di se stessi (la rosa rossa), la quale poi dovrà essere utilizzata nel percorrere il proprio sentiero di luce (il flauto). L’albero è lì a testimoniare la connessione tra cielo e terra, tra mondo spirituale e quello materiale, che dovrà sempre essere alla base del futuro uomo Eisenheim.

Dopo questa esperienza il ragazzo inizia a sperimentare la propria magia e la sua determinazione e profondità attira la giovane Sophie.

Naturalmente la società del tempo non poteva permettere che una nobildonna frequentasse un artigiano ebanista.

Nasce tra i due un amore solido.

Si promettono vicendevolmente di fuggire un domani insieme.

In qualche modo c’è la promessa delle nozze alchemiche del “Flauto magico”. La riunificazione della dualità.

L’androgino.

  • Il dono del ciondolo con apertura segreta

Da bravo ebanista ha applicato la sua arte ai suggerimenti ricevuti dal mago dell’albero. Ha costruito un ciondolo. Sull’esterno è incisa una farfalla, simbolo anch’essa della trasmutazione, del cambiamento evolutivo: da larva a pupa e poi a farfalla.

Girando le due estremità si ottiene invece un cuore al cui interno è riposta l’immagine fotografica di Edward Abramowitz Eisenheim.

La sintesi del messaggio di questo regalo è:«Quando anche tu cambierai, potremo amarci ed io ci sarò».

Si tratta di una promessa ma anche di un invito rivolto a Sophie.

Lui ha capito che dovrà apprendere e migliorarsi per tutta la vita e invita lei a fare altrettanto. Fino a quando quella farfalla non avrà trovato, il proprio compimento non potrà esservi autentico amore.

Dopo la trasmutazione si spalancano le porte dell’amore.

Lei dovrà cambiare.

Quando si afferma che lui torna a Vienna e s’innamora di lei, è una stupidaggine.

Lo dice chiaramente nel film: «Continuavo a pensare di trovarlo dietro il prossimo angolo un vero mistero. Ho visto cose straordinarie ma l’unico mistero era perché il mio cuore non riusciva a dimenticarti ».

Perché tornare?

Quando un individuo di quella levatura spirituale sa che deve fare qualcosa con urgenza, non se lo chiede molte volte. Lo fa e basta.

Sa bene che solo l’esperienza potrà svelare il mistero, e conoscendo la vita, sa in anticipo che le risposte le avrà.

Come vedi è sempre l’azione alla fine che sigilla ogni atteggiamento spirituale, senza di essa rimane tutto a livello di fantasia.

Quando Eisenheim le chiede se veramente vuole venire via da tutta quella situazione di prigionia, lei gli dice che vuole fuggire con lui. Sophie gli risponde: «Sì, lo voglio».

 Ma non la farà sparire come tutti osano pensare,troppo facile.

  • La morte e la rinascita di Sophie Von Teschen

Il piano ideato da Eisenheim per liberare Sophie è geniale.

Inscena la morte per omicidio di Sophie scatenando addosso al principe Leopold tutti gli indizi possibili.

Sophie era inserita in un contesto sistemico molto potente.

Come lei stessa afferma, la famiglia nobile alla quale appartiene, gestisce la sua vita.

Siamo nella Vienna di fine ‘800.

L’unico modo per seguire il cambiamento che Eisenheim le ha suggerito è quello di morire come duchessa e rinascere come Sophie.

Il piano non ha niente della “fuitina” d’amore.

Lui è tornato perché percepiva l’urgenza di farlo.

Non l’ha cercata lui ma lei è comparsa dal nulla durante il suo spettacolo a Vienna.

È stato lo stesso principe Leopold a decidere di far salire sul palco Sophie, come gesto di superbia e di affermazione su tutto e su tutti.

Leopold non ha perso occasione di accusare Eisenheim di essere un ciarlatano, un truffatore. In realtà sa bene che l’illusionista è superiore e vuole eliminarlo con ogni mezzo.

Non c’è solo l’amore di uno per l’altro alla base di questa ingegnosa manovra, ma l’amore di se stessi, per la propria libertà, per la propria crescita.

Si tratta di un amore rivolto al trascendente.

Sono due egoismi che raggiunto il proprio apice s’incontrano in una grande relazione d’amore.

Ognuno ha aiutato l’altro per come poteva.

Ognuno è stato da stimolo, da propulsore per l’altro.

Lei è stata la prima a invogliarlo, a complimentarsi per le sue abilità.

Lei era tutto il suo pubblico.

Sophie perde tutto il suo passato per guadagnare tutto il suo futuro.

Eisenheim non ha davvero intenzione di intraprendere la carriera d’illusionista caso mai da qualche altra parte. È stato costretto a fingersi illusionista e non mago quale veramente è. E tutto questo esclusivamente per capire il perché delle sue sensazioni, per seguire la propria impellenza animica.

Ridurre tutto questo crogiuolo di emozioni e intuizioni a un semplice rapporto sentimentale vuol significare che ciò che è amore è totalmente sconosciuto alla massa, anche quella più acculturata.

Eisenheim fornisce a Sophie le indicazioni e una sostanza che simula la morte. La collaborazione del vecchio medico di famiglia completa il quadro.

Le pietre della spada, il ciondolo di Sophie, tutti elementi ritrovati nella stalla n. 1 del palazzo rappresentano le prove della colpevolezza di Leopold.

Finché esiste, il principe ereditario Sophie non sarà mai libera.

L’ha detto lei stessa, la scoverebbe anche in capo al mondo. E molto probabilmente anche la famiglia di lei non le consentirebbe di uscire dal gioco del potere. Sophie rappresenta sempre un ottimo mezzo per condurre alleanze politiche.

Eisenheim non ha scelta.

Non poteva farla sparire e basta?

No. Perché lui da sapiente sa benissimo che non si può interferire con la vita degli altri. Certo che avrebbe potuto farla evaporare come del resto ha fatto anche lui durante il tentativo di arresto dell’ispettore Uhl.

Ma non lo farà.

Architetta tutto un piano coerente con le possibilità di Sophie.

Sarà lei a dire che vuole cambiare.

Sarà lei che verserà il liquido nel liquore che il principe Leopold è solito bere.

Sarà lei quando scappa ed è rincorsa dal principe, a stenderlo ubriaco e drogato, a sporcarsi di vino, mettere nella sua veste un piccolo gioiello della spada e ne lascia uno in mezzo al pagliericcio, insieme al ciondolo con la foto dell’illusionista.

 Sarà lei a scappare a cavallo (sembra morta, ma si vede che si muove, e, infatti, fanno pure rivedere che si era mossa mentre andava), si finge morta, tutti sanno che è morta, e il medico consenziente, conferma che è stata uccisa e che non si tratta di suicidio. In aggiunta consegna la pietra ritrovata tra le vesti.

Sarà sempre lei che metterà la propria vita in mano a Eisenheim bevendo una pozione che le indurrà una morte apparente. Si affida a lui ma soprattutto a se stessa.

Sarà ancora lei che si risveglierà grazie a un’altra pozione che la farà tornare in vita, interrompendo l’effetto della prima.

Se Sophie non avesse compiuto questo processo, ma avesse beneficiato della magia di Eisenheim sarebbe stato uguale?

No, assolutamente no!

Vivere il proprio processo di crescita è fondamentale per arrivare alla comprensione del perché lo stiamo facendo.

La gratuità non è ammessa.

Questo è il motivo per cui i fedeli, i seguaci, i discepoli non progrediranno mai per se stessi. Non basta leggere una bella frase ma è necessario vivere il percorso che porta alla sua formulazione e comprensione, altrimenti stai inutilmente copiando e ripetendo a pappagallo.

Questo si chiama Amore. Fare in modo che gli altri siano i maghi di se stessi. Non sei nel potere ma nell’Essere.

Eisenheim non agisce con rabbia e acrimonia. Solo con fredda lucidità.

Lui non ucciderà nessuno ma farà in modo che l’arroganza di Leopold gli si ritorcerà contro, perché stava contraddicendo l’Essere.

Ecco spiegato il motivo delle evocazioni spiritiche nel nuovo teatro.

Sono provocazioni per far venire fuori tutto l’odio di Leopold ed esasperarlo.

Il potere del principe era in grado di controllare l’aspetto materiale dell’esistenza (polizia, ispettore, arresto, chiusura del teatro) ma non quello psichico e spirituale, dove lui era ben misera cosa.

Eisenheim aveva dimostrato di portare a sé anche i suoi fans.

Con il discorso dal balcone dell’ispettore Uhl però non solo ha impedito il suo arresto ma soprattutto ha rifiutato di voler avere potere sugli altri.

Non vuole discepoli o seguaci.

Un’altra volta ha scelto l’Essere e non il potere.

Quando non persegui il potere sei imbattibile!

In questo clima lui, il principe, rimarrà sempre più solo.

E l’ispettore Uhl?

L’ispettore Uhl

Anche l’ispettore di polizia alla fine, non essendo completamente corrotto come lui stesso afferma, non ce la fa più.

Lui, figlio di macellaio, che ha chinato la testa tutta una vita per compiere l’ambita scalata sociale, alla fine la rialza e dice no.

No al potere e sì all’Essere

Prende tutte le prove che ormai ha accumulato, pietre preziose, ciondolo e spada, e le invia allo stato maggiore, cioè al padre di Leopold con una lettera acclusa, dove descrive il piano del principe di rovesciare l’attuale monarchia.

Lo fa per vendetta? Perché condizionato da Eisenheim?

No.

Eisenheim, come tutti i veri saggi, ha il gran potere di far scattare negli altri la molla dell’autoiniziazione. Cioè con le sue parole e i suoi gesti porta l’altro a guardarsi nel profondo e ad accorgersi di sé.

I maestri non esistono. Ma prendendo per buono per un attimo questo concetto, posso affermare che un maestro vuole circondarsi solo di altri maestri e non di discepoli. Farà di tutto per elevare la spiritualità di ognuno, secondo le sue potenzialità.

Ed è proprio quello che fa.

Lo fa con Sophie, con l’ispettore capo Uhl, con il suo manager.

Chi dispensa la realtà delle volte inevitabilmente conduce chi lo vuole osteggiare a fare i conti con se stesso, come nel caso del principe Leopold.

Il resto si chiude con il suicidio del principe Leopold, ormai privato di ogni fittizio potere.

Ha perso tutto: rispettabilità del padre, la futura moglie Sophie, la fiducia dei suoi sottoposti che sono tutti pronti a testimoniare in suo sfavore.

Sopra ogni altra cosa ha perso se stesso.

Si uccide, porta a termine esternamente ciò che è già avvenuto al suo interno.

L’ispettore Uhl sarà licenziato, ma più che licenziato sembra libero.

Solo dopo aver alzato la testa e aver presenziato a se stesso, nell’acquisita libertà, capirà l’intero gioco di Eisenheim e di Sophie, e scoppierà a ridere.

Riceverà la descrizione integrale del trucco de “Orange Tree”, esibizione inventata da Houdin 40 anni prima.

Ora ne è degno.

Per la sua libertà di anima, di spirito, Sophie ha cancellato ogni ego, ogni potere e ha scelto l’Essere.

Eisenheim, essendo un vero mago, cioè avendo la capacità di cambiare la realtà, di creare la vita, non ha mire di potere, lui ha sempre scelto l’Essere.

Lo stesso Essere che lo ha riportato dopo 15 anni a Vienna senza sapere il perché.

Guarda il finale:

Ruscello di acqua spumeggiante, casetta immersa nella natura e Sophie che striglia il suo bellissimo cavallo. Se sognato dalla donna, è simbolo di vitalità femminile positiva e di sano erotismo, in sintesi lei è in perfetto allineamento col suo Punto Zero, è coerente con la sua natura e ha fatto autoctìsi, cioè si è costruita fuori per com’è dentro.

Di quell’esperienza ha salvato il suo amare, sia fisico sia spirituale.

È morta la duchessa Von Teschen stritolata e sottomessa al ruolo sociale ed è rinata Sophie, finalmente anima libera di Essere.

L’ULTIMO FOTOGRAMMA RITRAE IL CIONDOLO, RIPOSTOLE DA EISENHEIM NELLA MANO DI SOPHIE, LA CUI FARFALLA PARE STACCARSI E VOLARE VIA LIBERA, PROPRIO COME LEI

TUTTO È COMPIUTO

Bellissima questa scena!

Eisenheim le ha restituito se stessa, la sua libertà, il suo libero arbitrio, e lei lascia volare via ciò che adesso non serve più occultare.

Non c’è un momento nel quale Eisenheim abbia esercitato il potere di convincerla a fare qualcosa. L’ha fatta sempre arrivare con la propria testa e la propria volizione.

Questo è un grande insegnamento.

Entrambi, in modi diversi, volevano solo giungere a se stessi.

Questa è il fulcro dell’opera, ora esamineremo alcune scene per offrire un’analisi completa.

IL CONCETTO DELLA SCOMPARSA

Durante il film questo concetto è espresso molte volte.

Che cosa significa?

Il mago ambulante scompare.

Il piccolo Eisenheim racconta a Sophie che in Cina c’è un mago che fa scomparire qualsiasi cosa.

Il ciondolo è a scomparsa.

Quando i due adolescenti sono braccati dalla polizia, la piccola Sophie gli chiede di farli scomparire.

Dopo lo spettacolo al quale ha assistito il principe ereditario Leopold, Eisenheim gli dice che potrebbe farlo scomparire.

Sono infinite le cose che Eisenheim, durante i suoi spettacoli, fa scomparire e ricomparire.

Eisenheim scompare dinanzi al tentativo di arresto dell’ispettore Uhl insieme ai gendarmi.

Sophie scompare come duchessa Von Teschen per poi ricomparire in altro modo.

Sembra che scomparire e ricomparire abbia un significato.

Proviamo a indagare.

Scomparire o sparire vuol dire togliersi dagli occhi, uscire dalla vista di qualcuno.

Torniamo un attimo alla scena in cui Eisenheim si smaterializza come risposta al bieco tentativo del potere di arrestarlo. Qui abbiamo la spiegazione di tutto.

Sono costretto per ovvi motivi a sintetizzare alcuni concetti che richiederebbero ben altro spazio, ma il mio modo di “vedere” i film serve proprio a questo, a richiamare all’attenzione argomenti e conoscenze davvero intriganti e soprattutto utili.

La vita accade attraverso di noi. Ci troviamo immersi in un determinato contesto storico, familistico, ambientale, istruttivo, sanitario, affari, ecc.

Due sono le dinamiche alle quali siamo consapevolmente o inconsapevolmente sottoposti:

  • Quella che fa capo all’Essere.
  • Quella che fa capo al potere.

La prima è la nostra natura, io lo chiamo il Punto Zero, cioè ‘esatto istante in cui siamo prodotti dall’unione di due cellule. Il nostro concepimento. In quel preciso momento riceviamo un “pacchetto” costituito dal nostro progetto di vita. Talenti, virtù, passioni, eredità fisiche e psichiche. Tutto quello che sarà a nostra disposizione per affrontare questa esperienza.

Purtroppo ogni evento che accadrà dopo cercherà di strutturarsi sopra il nostro Punto Zero, occultandoci la sua esistenza. Noi cresceremo e vivremo senza tenere conto della sua presenza ma seguendo i voleri di tutti gli altri. Parlo dell’educazione, dell’istruzione, delle religioni, delle usanze, delle morali, delle leggi.

Sostanzialmente viviamo immersi nel potere e neghiamo l’Essere, ciò che noi siamo nel profondo.

La seconda è composta da tutti gli stereotipi, i miti, i simboli, le credenze di ogni genere e tipo. Il dominio si è imposto in questo modo, insinuando nelle menti delle persone verità che tali non sono. Titte le volte che crediamo alimentiamo questo in noi.

È davvero necessario che l’umanità compia uno sforzo di comprensione e chi ha la possibilità di poter aiutare, nel suo piccolo, questo processo con la propria comprensione e esperienza ha il dovere, secondo me, di metterlo a disposizione di chiunque sia interessato.

Non identifico l’umanità con le persone più colte o sapienti. Io parlo delle persone comuni, del fornaio, dell’idraulico, dell’impiegato. Ricordo che è sempre stata la massa a permettere ogni tipo di governo dittatoriale. Il popolo è sempre stato il primo alleato di ogni potere, ed è qui che dobbiamo, come possibile, operare.

Molti dei concetti di cui scrivo sono sempre appartenuti a pochi e quando vengono divulgati è quasi sempre fatto in modo distorto e per carpire qualcosa.

Se voglio seguire me stesso devo per forza disobbedire al potere.

Le due spinte sono antitetiche ma non proprio inconciliabili. Ma questo aspetto ci porterebbe troppo fuori tema adesso. Lo tratteremo più in là con altri film.

Viviamo immersi in tanti recinti con molti pastori. Però ti ricordo che il pastore non è quella figura idilliaca che tutti siamo abituati a considerare.

Chi è che mangia o vende le pecore?

Non è il lupo che al massimo si papperà qualche esemplare, bensì il pastore.

Il pastore non “protegge” e “conduce” le pecore per il loro bene ma solo per il suo esclusivo interesse, al quale ogni pecora s’immola inconsapevole.

La filosofia è nata quando l’uomo ha detto il primo “no”.

La pecora nera è colei che non vuole sottostare, ma vuole vivere com’è stata chiamata a fare dalla natura, dall’Essere. Si sottrae al pastore, salta lo schema concettuale imposto dal pastore (il recinto) e si avventura nella realizzazione di se stessa. Perde lo status di pecora e acquisisce quello di essere umano capace di autodeterminarsi nella vita.

Scompare alla vista del pastore, lui non la vede più. Questo non vuol dire che non ci sia. Lei non c’è più come la volontà, l’intenzionalità del pastore la pretendeva ma esiste in un altro piano, luogo inaccessibile al pastore.

Scomparire significa sottrarsi a tutte le pietruzze luccicanti del potere, non essere visibile come lui impone. Per fare questo però è necessario amare e conoscere se stessi. Solo quando percorreremo il nostro sentiero di luce, confidando solo in noi stessi o in coloro che incontreremo lungo il nostro cammino e che si dimostreranno utili, saremo in grado di non farci fermare.

Non ci possiamo svincolare dal potere senza decidere di proseguire nella nostra conoscenza.

Questo non vuol dire andare contro il potere. Assolutamente no.

Non si va contro niente e nessuno ma si sceglie la propria strada.

Quest’atto verso l’Essere sarà in grado di provvedere a ogni nostra necessità, non per fede ma perché corrisponde esattamente a quello che dobbiamo fare in questa vita terrena: comprendere chi siamo e costruirci fuori per come siamo dentro.

È difficile? Moltissimo ma non abbiamo alternativa di sorta.

Quando non riusciamo in questo il primo problema che solitamente capita, è di natura sociale e/o economica. Poi si arriva a quelli di salute.

Certamente questo non è uno schema rigido ma una volta compreso è sufficiente invertire la rotta per avere dei risultati concreti.

Quindi scomparire per come ti vuole il potere e ricomparire per come ti ha posto l’Essere.

Sophie è scomparsa come duchessa Von Teschen insieme con tutto quello che la contraddistingueva (ruoli sociali, famiglia, corona, potere, prestigio, ricchezza) ed è ricomparsa libera come Sophie ha sempre desiderato, com’è sempre stata nell’intimo, ma non poteva esternarlo.

 

 

LE PRIMA SCENA DEL FILM

Eisenheim si sta esibendo al teatro e l’ispettore capo Uhl lo arresta schierando tutti gli uomini tra il palco e il pubblico.

Eisenheim rimane seduto.

Ora non si vede ma il proseguimento dell’episodio consiste nella sua inarrestabilità. Si fa di aria, il grossolano tentativo di fermarlo è inutile perché lui si dissolve e scompare.

Ma soffermandoci solamente fino al suo arresto che cosa vuol significare in apertura del film?

Comunica che il film narra di una presunzione del potere e del dominio di gestire tutto, di potersi imporre su ogni cosa. Non tiene conto dell’anima, dello spirito, che non solo costituisce la materia, ma l’anticipa.

Eisenheim non ha alcun problema a sottrarsi al suo gioco uscendo dal vincolo della materia.

SCENA SUL PALCO IN CUI INTERVIENE SOPHIE COME ASSISTENTE

L’esibizione dello specchio.

Eisenheim durante il suo spettacolo alla presenza del principe ereditario Leopold e la sua promessa sposa Sophie, chiede in sala un volontario.

Il principe decide che Sophie sin offra.

I due incrociano gli sguardi ma fanno finta di non conoscersi.

Passiamo all’esperimento.

Che cosa è lo specchio? Che cosa produce?

Lo specchio riflette la propria immagine ma invertita.

Solitamente lo specchio è inteso come immagine che gli altri hanno di noi. Questa immagine è alquanto diversa da quella alla quale siamo abituati, cioè quella che abbiamo di noi stessi.

Le due immagini, quella riflessa dello specchio e quella nostra dovrebbero essere integrate.

Ora in quest’occasione Sophie prima saluta e lo specchio risponde ma poi lei s’inchina e lo specchio incrocia le braccia in segno di rifiuto.

Che cosa c’è “dentro” allo specchio?

Eisenheim maschera la sua attività da illusionista ma in realtà è un vero mago.

Con questo giochetto ha evidenziato una presenza parassitaria in Sophie e prontamente è intervenuto “tagliando” quel legame. Infatti, l’ectoplasma del parassita viene “scacciato” dall’abile mago, e si allontana sotto gli occhi stravolti del pubblico.

Perché l’ha fatto?

L’ha incontrata e amandola la protegge, il tutto mascherato da spettacolo d’illusione. Un primo atto d’amore dal momento del suo ritorno.

Che cosa rappresentava quel parassita?

Certamente una volontà contraria a quella di Sophie, un ostacolo alla sua comprensione e quindi, da togliere.

Se non lo avesse fatto?

Sophie avrebbe avuto qualche problema in più, di decisione, d’azione, di comprensione. Queste realtà sono molto frequenti, ed è facile esserne vittime, e non sono certamente benefiche. Sottraggono intelligenza, energia e vitalità. Dei veri vampiri. Forme d’intenzionalità che hanno vita propria.

Qualunque realtà che abita al nostro interno va sempre eliminata.

LO SHOW DELL’ALBERO DI ARANCE

Il gioco de “L’albero di arance” l’ha inventato Jean-Eugène Robert  Houdin (1805 –1871), considerato il padre dell’illusionismo, trent’anni prima. Da non confondersi con Harry Houdini, il cui vero nome era Ehrich Weisz (1874 – 1926), illusionista e attore statunitense che prese un nome simile a quello del suo predecessore Houdin.

Durante il diciannovesimo secolo, grazie alla genialità di alcune figure, come Anderson in Inghilterra e Robert-Houdin in Francia, la magia riacquisì l’interesse del pubblico e divenne un’arte sempre più nobile, apprezzata e richiesta dall’aristocrazia di tutto il mondo.

In un tavolo di lato, Robert-Houdin teneva un uovo, un limone e un’arancia. Andava in mezzo al pubblico e prendeva in prestito un fazzoletto da una signora. Lo arrotolava, facendolo diventare una palla. Poi strofinava questa palla tra le sue mani e il fazzoletto diventava sempre più piccolo, fino a scomparire del tutto e a passare magicamente all’interno dell’uovo sul tavolo.

Prendeva l’uovo dal tavolo. Il pubblico pensava che lo rompesse e aprendolo trovasse il fazzoletto della spettatrice. Invece, egli faceva scomparire anche l’uovo. Diceva poi ai suoi spettatori che l’uovo era passato all’interno del limone. La procedura veniva ripetuta con il limone e con l’arancia. Quando l’arancia scompariva, tutto ciò che ne restava, era una polvere molto sottile. Questa era messa in una fiala d’argento. Aggiungeva dell’alcol e metteva il tutto sul fuoco che si colorava di blu.

Un piccolo arancio piantato in un vaso di legno era portato sul palco da un suo assistente. Il pubblico poteva notare che l’albero era spoglio di fiori e di frutti. La fiamma blu, che bruciava il liquido nella fiala, era posta sotto il vaso. I vapori che la fiamma produceva facevano aprire le foglie e germogliare i fiori dell’arancio. Robert-Houdin prendeva la sua bacchetta e la agitava contro l’albero. I fiori sparivano e spuntavano delle arance.

Coglieva le arance dall’albero e le lanciava al pubblico per controllare che si trattava di vere arance. Le lanciava tutte finché non ne rimaneva solo una. Agitava di nuovo la sua bacchetta ma questa volta contro l’arancia rimasta. Questa si apriva in tre spicchi e al suo interno s’intravedeva qualcosa di bianco. Due farfalle meccaniche apparivano da dietro l’albero. Le farfalle prendevano un angolo dell’oggetto bianco e lo aprivano, rivelando il fazzoletto della spettatrice.

Nell’esibizione del film dobbiamo sempre ricordare che Eisenheim non impiegava trucco alcuno, anche se faceva credere tutto il contrario. Lui creava davvero la vita ma la spiegazione del trucco che ha passato alla fine all’ispettore Uhl, evidenzia chiaramente una piantina già cresciuta che lentamente sale dal vaso.

Ci sono state delle modifiche rispetto all’originale versione ma è naturale, Eisenheim è un mago vero.

LO SHOW DEL DISEGNO DEL PADRE DEL PRINCIPE E DELLA SPADA CHE NON SI STACCA DAL SUOLO

Qui la situazione è più complessa.

A noi interessa comprendere la strategia di Eisenheim.

Con il disegno dell’imperatore Eisenheim mise in gioco la figura dell’odiato genitore di Leopold. Con la spada invece mise accanto alla presenza dell’odiato genitore, la spada intesa come simbolo di potere, argomento tanto caro al principe Leopold.

Non a caso introduce la storia di Excalibur la spada che solo Re Artù riuscì a togliere dalla roccia che l’aveva custodita in attesa di una persona degna di regnare.

Ecco spiegato la sottile psicologia di Eisenheim.

Provocare Leopold nei suoi punti più deboli la vanità, il potere e la considerazione degli altri.

Mettere in dubbio la sua reputazione come principe ereditario al trono.

Il trucco di tenere saldamente attaccato a terra un oggetto lo aveva escogitato sempre Robert Houdin.

Al fine di provare che la magia francese era più forte delle tecniche di stregoneria locali degli algerini allora occupati, mostrava una scatola vuota con un fondo di metallo che nessuno riusciva ad alzare. Accendendo un elettromagnete nascosto sotto il pavimento, rendeva impossibile spostare la scatola, dimostrando così che, attraverso questo “potere”, poteva far sì che essa fosse impossibile da alzare anche per i più forti guerrieri algerini.

Notò che il gioco aveva un impatto maggiore sui suoi spettatori non quando affermava che poteva rendere la scatola pesantissima, ma quando diceva che poteva rendere debole un uomo molto forte, tanto che non sarebbe riuscito a sollevare neanche una scatola che anche un bambino sarebbe riuscito ad alzare.

Ricordiamoci sempre che Eisenheim, per essere credibile, aveva assoluta necessità di imitare i trucchi più spettacolari dell’illusionismo.

Nessuno doveva capire che era veramente un mago altrimenti il suo piano sarebbe andato in fumo.

Lui, in tutto il film, deve fare finta di essere un illusionista, un intrattenitore dell’aristocrazia, e niente più.

In realtà il suo scopo è ben altro, non certamente quello di costruirsi una carriera da illusionista. Lui è tornato per capire il perché e per poi attuarlo.

La vita molte volte ci obbliga a delle scelte che non capiamo immediatamente. Il disegno poi si fa concreto col tempo, lo comprendiamo a posteriori.

 

CONCLUSIONI

Pur avendo al suo interno una bella storia sentimentale, il film non racconta questa ma molto di più.

Una persona speciale che si è voluto fin da piccolo, rimanendo indifferente a tutti gli scherni e le offese dei suoi coetanei, non poteva che avere un futuro di tutto rispetto.

In questo suo processo di crescita tutti ne beneficiano, Sophie che l’ha aspettato, l’ispettore capo Uhl che ritrova la sua dignità, il suo manager che gestirà la sua fortuna, anche il vecchio dottore che si è trovato partecipe di un sano atto di liberazione, i bambini che pensavano di essere poveri invece si trovano con diverse monete tra le mani.

L’unico che ha perso è stato Leopold il principe ereditario, incapace di reggere l’impatto con una personalità come quella di Edward Abramowitz Eisenheim.

Chi segue il potere sarà sempre invidioso delle capacità degli altri, della loro intelligenza e la loro continua capacità d’innovazione. È troppo intento a vivere della propria miseria umana che la ricchezza non potrà mai compensare.

Chi invece persegue l’Essere è in armonia con la natura ed è molto difficile danabbattere. Si tratta di un’altra energia, un’altra texture animica, un’altra capacità intellettiva.

È normale che nella vita il superiore sia ostacolato dall’inferiore.

Se il primo vive, il secondo subisce la conferma del proprio fallimento, mentre se chi è di più, è eliminato lui ne godrà, senza capire che invece avrebbe dovuto apprendere e migliorarsi fino a raggiungere il suo livello.

Troppo faticoso.

Questo è un film sul cambiamento.

La dinamica morte e rinascita continua, è la prima legge della vita.

Quando eri piccola, diciamo a due anni, camminavi come oggi? Avevi lo stesso peso e la stessa altezza? Pensavi le stesse cose?

Naturalmente no.

Eri diversa poi sei cambiata e quasi non te ne sei accorta.

In natura nulla è statico.

Per esempio:

  • Ogni essere umano “cambia” pelle una volta ogni 27 mesi.
  • Ogni minuto muore nel nostro corpo un centinaio di milioni di cellule.Quasi nulla se si pensa che siamo composti di 10-50 trilioni di cellule.
  • Ogni giorno un essere umano produce la bellezza di 300 bilioni di nuove cellule.Il nostro corpo, infatti, non ha solo bisogno di energia per funzionare, ma necessita anche di un continuo lavoro di riparazione e produzione di nuove cellule per mantenere gli organi sempre perfettamente funzionanti.

Te ne sei mai accorto? Ovviamente no!

La pretesa di non cambiare è infantile e la malattia o l’imprevisto testimoniano proprio questo.

Per esempio se hai una malattia o qualunque problematica e non la vuoi più, cioè la vuoi superare, quali alternative hai?

GRUPPO A

  • Non curarla.
  • Accettarla e affidarsi ai medici, agli esperti, che la curino, rivolgersi a qualunque fonte esterna.
  • Arrabbiarti e affidarsi ai medici, agli esperti, che la curino, rivolgersi a qualunque fonte esterna.

GRUPPO B

  • Informarsi sul proprio problema: scovare ogni informazione di qualunque genere che possa essere utile. Improvvisamente vedrai che ne capisci molto più dei medici, campioni di sapere del loro francobollo di conoscenza, pensando che sia tutto lo scibile umano.
  • Assumersi la responsabilità esistenziale di quello che ti capita: ciò che ti trovi ad affrontare non è colpa del destino o della sfortuna, ma uno scrollone che ti sta avvertendo che stai sbagliando qualcosa. Tu ti sei ammalato e tu ti guarisci.
  • Immediata cessazione di tutte le deleghe in bianco: a esperti, medici, sia della medicina ufficiale sia di quell’alternativa, la medicina e i medici sono degli strumenti che bisogna utilizzare al pari degli avvocati e degli architetti, ma senza mai perdere il proprio spirito critico. Non sentire neanche gli altri malati del tuo problema, non ti servirà.
  • Solo assumendoti la responsabilità potrai cambiare i fatti: è logico, se dipende da te e vuoi stare bene, allora sarai nella condizione di poterlo fare.
  • Frugare e rovistare dentro se stessi senza esitazioni: dovrai impossessarti di tutto quello che ti sarà utile per conoscerti. La soluzione che cerchi sta là.
  • Azione: mettere concretamente in pratica il cambiamento.

Quale gruppo scegli?

Continuamente dobbiamo morire in un’esperienza per rinascere in un’altra, nuova e migliore. E la vera felicità non la trovi nel raggiungimento dell’obiettivo, che qualunque sia, è sempre momentaneo, subito sostituito dal prossimo. Il massimo del piacere l’hai durante la tua incessante ricerca, mentre operi dei cambiamenti importanti, quando comprendi la tua novità d’Essere.

Il film racconta il cambiamento che tutti dobbiamo fare, passando attraverso molte decisioni e avventure ma rimanendo sempre fedeli al nostro intimo.

Maurizio Fani

Questo articolo ha 4 commenti.

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